
Sotto l’arco dei rizzi e in una di quelle serate che sanno d’inverno vero, di quelli gelidi che stringono lo stomaco e fan tremare i polsi ai tifosi bianconeri se solo osano dare un’occhiata a una classifica che disegna scenari ben lontani dalle nobili ambizioni della vigilia, va in scena un dramma pallonaro in cui Runjaic, disperato cercatore di una panchina da salvare, oltre ai lungodegenti deve fare i conti con la beffa beffarda dell’ennesimo stop muscolare di Solet, consolandosi a metà con la sola vista di un acciaccato Zaniolo relegato in panchina; eppure basterebbero appena cinque giri d’orologio per mandare all’aria ogni barlume di strategia, perché la squadra di casa si addormenta di quel sonno profondo e colpevole che ormai è un marchio di fabbrica, regalando al Milan il più facile e beffardo dei gol e vanificando all’istante l’idea iniziale di fare la parte dello sparring partner chiuso all’angolo nella boxe per poi tentare di pungere alla distanza, ritrovandosi invece a inseguire con la paura nel cuore. L’Udinese, a onor del vero, abbozza pure una partita discreta e volenterosa, ma sono proprio quegli errori da matita rossa che non si possono continuare a commettere, specialmente se di fronte c’è un Milan non certo stellare o irresistibile ma cinico abbastanza da approfittarne senza pietà, gestendo la contesa con la noia sorniona di chi sa di aver già in tasca la partita. Nella ripresa la musica non accenna a farsi più allegra e, dopo il raddoppio rossonero arrivato puntuale come una cambiale su una respinta corta dell’estremo difensore bianconero implacabilmente ribattuta in rete, i friulani continuano a macinare un gioco sterile e inconcludente, sprecando l’unica vera palla buona quando Davis la tocca troppo piano davanti al portiere, mentre dagli spalti e dal campo non si capisce proprio per quale arcana ragione il mister decida di richiamare in panchina uno dei migliori in campo come Kamara, si rivede Lovric che ci prova con una bella palla filtrante non sfruttata da Gomez. Una serata che si chiude con le note stonate della sesta sconfitta di fila e una depressione friulana che fa davvero male.


