
UDINE — «Sono senza voce, e questo vi fa capire quanto abbiamo dovuto spingere in questi due giorni». Si presenta così, con la tuta addosso e i modi spicci di chi bada al sodo, Paolo Zanetti. Nella pancia del Bluenergy Stadium, il nuovo tecnico bianconero ha rotto il ghiaccio prendendosi subito l’Udinese sulle spalle. Accanto al dg Collavino, ha firmato fino al 2027 e ha subito chiarito che per i fronzoli ci sarà tempo: adesso servono i punti.
La situazione in classifica è delicata e Zanetti non usa giri di parole per edulcorarla: “Se il campionato finisse oggi saremmo in Serie B, quindi la realtà ci impone di metterci l’elmetto e pedalare”. Eppure, c’è un’altra faccia della medaglia che il mister ci tiene a sottolineare: la convinzione ferma che questa squadra valga molto più di quello che dice la graduatoria attuale. “Con tutto il rispetto per le piazze in cui sono stato, qui ho trovato una qualità e un potenziale tecnico che non c’entrano nulla con la lotta salvezza. Il problema non è il valore, è ritrovare la quadra mentale e la ferocia”.
Niente rivoluzioni folli in vista dell’esordio, ma pragmatismo puro. Zanetti sa bene che il calendario corre e non c’è tempo per stravolgere i libri di tattica: “Toccare troppo adesso significherebbe fare danni. Ripartiamo dalle certezze a tre dietro, che siano 3-5-2 o 3-4-2-1, cercando di ridare alla squadra quella solidità e quella fame che non possiamo permetterci di perdere”.
Un’impostazione chiara, senza dogmi ma con una regola aurea scolpita nella pietra: “Con me non contano i nomi, va in campo chi spinge forte e corre più degli altri”.
E il battesimo di fuoco è già dietro l’angolo. Neanche il tempo di sistemare le cose nello spogliatoio che per Zanetti c’è subito la trasferta di Venezia, un passato che scotta e una partita che vale già mezza stagione. La cura è iniziata.


