
Ebbene, amici miei, eccoci a Udine, terra di viti generose e di genti che non si lasciano facilmente incantare dalle lusinghe del “gran visir” nerazzurro, dove si è officiata oggi una messa pedatoria dai toni agrodolci per i colori friulani: l’Inter del prode Cristian Chivu — che guida la classifica con il piglio del padrone — ha espugnato il castello dei bianconeri con un risicato 0 a 1, lasciatemi dire che quelli del frico per lunghi periodi della prima metà si sono persi, ma poi hanno retto bene e fatto il possibile per rimetterla in piedi. L’Udinese di Kosta Runjaić, che pure non ha demeritato ma poco ha potuto, si è trovata a lottare contro il destino, il cimento si è deciso al minuto 20, quando il “pibe” de Bahía Blanca, Lautaro Martinez, ha scovato un pertugio nella difesa. Servito dal giovane Esposito, il capitano milanese ha sfoderato un esterno destro da biliardo che ha beffato Okoye, il nostro guardiano delle reti che oggi ha fatto il portiere e non il portinaio. Ma badate bene: se l’Inter ha mostrato i muscoli nella prima frazione, la ripresa è stata un monologo di dignità friulana. I bianconeri hanno premuto forte sull’acceleratore, cercando di riacciuffare un pareggio che sarebbe stato buono come il vino di queste terre. Un accenno va fatto a Di Bello, che ha fischiato la fine del match con un anticipo che ha lasciato l’amaro in bocca ai tifosi del Bluenergy Stadium, proprio mentre i nostri lanciavano l’ultimo, disperato assalto. Akanji e soci hanno eretto un vallo che nemmeno i coraggiosi attacchi di Davis a sono riusciti a scardinare. I nerazzurri allungano in classifica, confermandosi con il cinismo tipico di chi ha il vento in poppa, ma l’Udinese esce dal campo a testa alta. Ricordiamo che all’andata, nel tempio di San Siro, i friulani avevano fatto il miracolo vincendo 2-1. Oggi il fato e la maggior organizzazione ha restituito il favore alla compagine meneghina, ma i bianconeri di Runjaić non hanno steso il tappeto rosso agli avversari soprattutto nella ripresa cosa che lascia ben sperare per il prosieguo della tenzone.”Il calcio è un mistero senza fine, bello anche quando ti lascia l’amaro in bocca come un caffè troppo ristretto.”


