Tra l’esordio di Zanetti, la sosta per le Nazionali e le contestazioni: la rabbia è comprensibile, ma un cambio in panchina non fa miracoli da un giorno all’altro.

A Udine si vivono giorni di tensione: l’anticipo di campionato di ieri sera ha proposto subito una sfida salvezza contro il Venezia. Il risultato lo abbiamo visto tutti e ha acuito la crisi già in atto, che ha portato al cambio panchina con l’esonero di mister Runjaic e l’arrivo di Paolo Zanetti.
Ovviamente il malcontento non è solo dato da ieri sera, ma da un trend negativo prolungato che ci mostra un’Udinese impaurita e smarrita. Tutti speravano in una ventata di forza e di un cambio d’atteggiamento che il nuovo mister con il suo impeto poteva dare. Qualcosa si è visto: tiri 14 a 15, tiri in porta 4 a 5, xg 1.21 a 1.23; anche il possesso palla e la precisione nei passaggi sono poco più che in parità.
Ovvio che parliamo di due squadre fanalino di coda, ma questo era l’incontro. L’Udinese ha mostrato momenti buoni alternandoli a momenti bui, ma dopo il secondo gol del Venezia non ha avuto più la forza di reagire.
Nulla togliere al grande gesto tecnico di Kike Pérez al 65’, scaturito però da una ripartenza dove eravamo noi in attacco e dove non abbiamo saputo rimediare.
Credo che le contestazioni siano inevitabili: il sentimento di noi tifosi è forte e duro come solo noi friulani possiamo essere.
Non credo che di colpo società e staff tecnico siano impazziti e credo che il cambio panchina di tre giorni non possa fare miracoli. C’è tanto lavoro da fare, mentale e fisico.
Zanetti ha già ben chiare le aree su cui bisogna lavorare, ma bisogna dargli tempo. Quando si sceglie di azzerare una guida tecnica, si accetta implicitamente anche un periodo di assestamento.
A Udine siamo tosti e la programmazione e il lavoro sul campo a fari spenti faranno il resto. Non aiuta la pausa dove vedremo la partenza di 15 elementi della rosa, ma credo sia un’ottima occasione per chi resta e per il mister: entrare nel “tessuto” e avere più giorni da dedicare alla ripartenza, gioverà anche a chi rientrerà dagli impegni internazionali.
Ora è il tempo del silenzio: gestire le criticità e magari programmare qualcosa sul mercato di gennaio? Siamo ultimi e questo non può che far riflettere tutti.
Si può solo, e si deve, risalire. L’obiettivo è chiaro. Attenzione e fiducia nel processo.
Noi saremo sempre a vostro fianco. La gente come noi non molla mai!
Verena Marchesan


