Udinese: il bicchiere è mezzo pieno, ma ancora una volta fa male. Il Torino vince 2-1, partita regalata da imprecisioni e papere.

TORINO – Finisce 2-1 per il Torino. Quarto stop di fila per un’Udinese che continua a raccogliere meno di quanto semini, e che, anche questa volta, torna a casa con il peso enorme di chi poteva fare bene. Quella contro i granata non era una partita proibitiva: era una gara ampiamente alla portata, affrontata con il cuore e, almeno per il primo tempo, con un’Udinese ordinata e con l’atteggiamento giusto. Infatti, il pareggio dei primi 45 minuti ne è lo specchio.
Cosa ha funzionato
Ma andiamo con ordine. Schierare un undici competitivo con l’infermeria piena era la prima vera impresa della giornata per mister Kosta Runjaic. Eppure, rientrato Solet, la difesa ha sostenuto bene. Lo scambio con Karlström per dare il via alle azioni offensive – di cui una ha portato al gol del pareggio – ha funzionato benissimo. Buone le fasce: Vojvoda e Kamara hanno dato ottimi spunti.
L’atteggiamento iniziale dei friulani è stato ineccepibile: compatti, aggressivi e caparbi. Il primo tempo ha raccontato di un’Udinese capace di fare tutto il possibile per sopperire alla mancanza dei suoi uomini migliori. Un capitano presente e attento e un Ekkelenkamp che fa veramente la differenza.
Cosa non ha funzionato
Il calcio però non perdona: vince chi segna e chi porta a casa il risultato. Un unico calcio d’angolo nel primo tempo porta in vantaggio il Torino al 36’ con Braganca, che ribatte in rete dopo il palo colpito da Adams. Un’imperdonabile svista lasciare liberi due elementi granata sotto porta, che ovviamente non chiedono permesso!
I bianconeri reagiscono subito e infatti trovano il pareggio al 43’ con Ekkelenkamp, azione nata da un’incursione di Solet in avanti.
Il secondo tempo comincia come si era chiusa la prima frazione. La partita è in pieno equilibrio con entrambe le squadre a cercare il vantaggio. È chiaro che all’Udinese sotto porta manca qualcuno: Chakvetadze e Gomez fanno il possibile, ma senza trovare la conclusione.
A decidere la sfida non è stata un’azione sensazionale del Torino né una netta superiorità tattica. A metà del secondo tempo i bianconeri regalano la partita: un’uscita fuori area di Okoye che interviene di testa e Bertola – entrato al 14’ st al posto di Abankwah uscito per infortunio – che corre dando le spalle alla porta, scontrandosi, fanno la frittata del 2-1. Kulenovic ringrazia e mette in rete.
Il morale e il clima pesante si sentono, ma i friulani non mollano. Cercano il pareggio con Ebosse dalla distanza, Chakvetadze viene murato e il nostro Ekkelenkamp sfiora il palo.
Sul finale esordio di Alaba, che in quei 15 minuti fa sentire la sua presenza con ordine e autorevolezza, ma ormai la partita è andata. Tra disattenzioni difensive e un’incredibile papera – di quelle che gelano il sangue nelle vene – l’Udinese si è fatta male da sola, regalandosi l’ennesima “domenica” di rimpianti.
La panchina
È inevitabile che una panchina già corta non produca buone sostituzioni. Ad eccezione dei soliti innesti di qualità e sostanza come Alaba e Davis, la gestione e il livello dei subentrati sono stati a dir poco deludenti. Bertola e Arizala non li commento.
Il Mister
La posizione del mister va analizzata con equilibrio: sì, sono quattro sconfitte consecutive – ricordo che con Runjaic ne abbiamo perse anche cinque consecutive – ma con una lista di infortunati che metterebbe in crisi chiunque e le pessime giocate individuali che regalano i gol non sono da imputare all’allenatore.
In tutto questo, la prestazione di Torino ha mostrato che non è tutto da buttare. Ora si lavora subito alla sfida in casa con il Lecce, dove servirà ritrovare la concentrazione, sperare nel rientro di qualche pedina fondamentale e, soprattutto, smettere di fare regali agli avversari.
A Udine si deve vincere: senza “se” e senza “ma”.
Sempre e solo forza Udinese!
Verena Marchesan


