
In una sala stampa da tutto esaurito, il manifesto di mister Zanetti inizia con queste parole.
“Le migliori esperienze sono sempre quelle negative, perché ho sempre avuto la capacità di rialzarmi ed essere più forte di prima. L’allenatore è un percorso come quello dei calciatori: sono partito dal basso e oggi sono migliorato nella gestione di me stesso, mantenendo il mio stile duro come ‘animale da campo’. Ho imparato a gestire i momenti negativi e a farli gestire anche ai ragazzi con il rapporto one to one, perché sono individui tutti diversi e ognuno la gestisce a suo modo. Mi porta via energia, ma funziona e in questo sono cresciuto molto.
Arrivo a Udine preparato sulla squadra e sulla società: il potenziale di questo gruppo è alto e la società merita le risposte giuste. Non sono qui di passaggio, ma per lavorare. Se si va in campo senza cuore non si fanno risultati, nonostante la squadra sia forte”.
Non ho intenzione di stravolgere il lavoro fatto da mister Runjaic, ma di alzare i giri di questa macchina che, se entra a regime, comincia a girare. Non abbiamo tempo di stare a pensare, ma dobbiamo subito agire; il mio agire è duro, a gamba tesa, e la squadra ha apprezzato”.
Il gruppo
“La realtà è che con i ragazzi sono emerse varie questioni, ma non è mai mancata la volontà di vincere. Dai colloqui individuali sono molto contento di questo: non ho trovato un solo ragazzo che non ci tenga alla causa. Se non ci tieni, con me non scendi in campo. I ragazzi vogliono cambiare e vogliono aiuto nel farlo. Senza giocatori io non sono niente, ma insieme possiamo fare l’impensabile.
Ci sono dei momenti in cui si perde fiducia e autostima, comincia lo scaricabarile, ma la realtà è che hanno bisogno di ritornare a girare al cento per cento. Le aree in cui lavorare sono state individuate: palle inattive a favore e contro. La posizione in classifica attuale è quella che ci meritiamo, altrimenti non sarei qui, ma non è colpa del mister; poi però paga l’allenatore.
Sicuramente è la migliore squadra che abbia mai avuto a disposizione: qui il livello è diverso. Potrebbero salvarsi anche senza curare l’aspetto mentale. Il livello dei ragazzi non c’entra nulla con la zona salvezza, ma al momento la situazione è questa e io sono qui per questo”.
Il gioco
“L’Udinese ha un sistema ben definito nel tipo di gioco ed è già impostata in modo tattico; questa squadra è costruita chiaramente per un sistema preciso, che non verrà stravolto. Io vengo da un altro tipo di calcio, ma devo consolidare gli schemi già usati e farli andare nel modo giusto. Soprattutto in vista della partita di venerdì, non posso stravolgere niente, ma solo migliorare il possibile.
Non escludo che si possa cambiare in futuro, ma ora dobbiamo consolidare il 3-5-2 e il 3-4-2-1: qui dentro ci dobbiamo muovere. Posso introdurre sicuramente la mia impronta già da venerdì, ma anche questo sarà un percorso in evoluzione.
Non mi piace parlare dei singoli, ma io amo il concetto di squadra: il singolo da solo non potrà mai vincere, ma se la squadra rende, alcuni giocatori potranno fare la differenza. Le gerarchie si dimostreranno in campo: è ovvio che ci siano i titolari, ma dal momento che uno non lo dimostra, farà spazio ad altri.
Io sono qui con otto mesi di contratto e con due sole persone dello staff. Sono venuto per guadagnarmi ogni singolo giorno e dare il cento per cento. Non ho voluto opzioni per il prolungamento, voglio guadagnarmi ogni singola cosa ed è questo che voglio trasmettere alla squadra. Se il gruppo prende la mentalità giusta, i giocatori forti vengono fuori”.
L’inizio dal giorno zero
“Da ex calciatore hai lo shock del cambio del mister perché, vi assicuro, da ex giocatore ci si sente responsabili: tu vai in campo, ma a pagare è un altro. Ai ragazzi ho chiesto dei miglioramenti che in allenamento ho visto, e ora vediamo venerdì in campo.
A Venezia, se venerdì si vince non siamo salvi e se si perde non siamo retrocessi. Il percorso è ancora lungo ed è un processo di crescita. Mi è stato chiesto sì di fare il risultato sportivo, ma anche di sviluppare i calciatori giovani e di creare patrimonio, e questo nel mio percorso l’ho sempre fatto bene”.
Verso Udine
“Sono preparato sull’Udinese, che ho sempre seguito perché era mio interesse venire qua, e mentre ero a casa ho studiato tanto. Sono due giorni che lavoro dalle 8 alle 21, ma non mi pesa: la passione mi dà forza e voglio trasmettere questo alla squadra. Il tempo, però, non è a mio favore in questo momento.
Sono stato vicino all’Udinese altre due volte, ma ho sempre rifiutato perché non mi sentivo pronto; ora invece sono pronto a ripagare la fiducia.
Sono sempre stato partecipe del mondo Udinese con Poggi e Gotti, che al Venezia mi hanno spinto verso Udine con tutte le migliori intenzioni, sposando la mia causa”.
Lo spogliatoio
“Non c’è stata scollatura nel gruppo, io non l’ho avvertita: sono professionisti di livello, con cultura del lavoro, e qui l’impostazione è questa. Nella difficoltà incidono molti fattori, ma alla fine sono tutti ragazzi che hanno voglia di fare bene per se stessi e per il club. Ho visto forse qualche ragionamento individuale, ma io amo ragionare in modo collettivo ed è questo l’unico punto fondamentale.
Non è facile trovare il senso di appartenenza venendo da fuori: bisogna sposarlo, capire le dinamiche, la storia, i valori. Devo conoscere i giornalisti, i tifosi, ma se tutte le componenti girano insieme l’energia cambia per tutti. Io mi lego visceralmente ai posti dove vado ad allenare e lo voglio fare anche qui”.
Lo stadio e i tifosi
“Devo ancora percepire lo stadio e i tifosi: stimolare la squadra in modo civile è un vantaggio ed è una cosa di gran maturità, che non è scontata. Trovo giusto che la squadra venga spronata, ma bisogna dimostrare sul campo i valori che rispecchiano le persone e il territorio. Gente che dà il cento per cento ed è contenta di fare felice la gente. Abbiamo un debito con i nostri tifosi, vista la classifica, ma sono sicuro che si creerà il giusto legame attraverso i risultati sul campo”.
La magia: atteggiamento e mentalità
“Ci possono essere giocatori di valore che però sul campo non danno risultati, ma è un insieme di cose. Ci sono squadre più forti dell’Udinese che sono in difficoltà e non fanno risultati. Se viene trovato il concetto di squadra, tutto viene sopperito dal lavoro comune. L’energia va trovata nelle connessioni tra di noi, non singolarmente. L’ambiente è fatto di persone e decidiamo chi vogliamo essere: l’atteggiamento e la mentalità fanno la magia e creano quel meccanismo comune per sopperire ai momenti di difficoltà.
Il potenziale c’è, e a detta di Gotti è il migliore degli ultimi dieci anni: al momento non è successo e i risultati non ci sono. Ora è il mio compito”.
La partita di Venezia
“Recuperiamo Solet, ma è da valutare per quanti minuti. Ci sono delle situazioni da ponderare per altri giocatori importanti, ma cercheremo sempre di fare il loro bene, senza rischiare. La sosta per me sarà quasi persa, perché ho 16 giocatori in nazionale: lavorerò con quei 7-8 che restano sicuramente.
Nello spogliatoio si parla italiano: l’80% dei miei giocatori capisce l’italiano per un adattamento culturale reciproco, e la società favorisce l’apprendimento anche a chi non lo parla”.
Ora lasciamo parlare il campo, perché i tre punti sono un idioma comune a tutti!
Sempre e solo forza Udinese.
Verena Marchesan


