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​L’Udinese dei “Regalisti” e il suicidio di Okoye

redazione 21 Dicembre 2025
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Narrano le sacre scritture del fùtbol che la formazione vittoriosa non si emenda, e il messere che siede sulla panca friulana s’è illuso di riproporre contro i gigliati — tapini e ultimi in graduatoria — lo spartito vincente della scorsa settimana. Ma corre il tempo dell’Avvento e l’Udinese, generosa come un san Bernardo ubriaco, ha deciso di farsi Babbo Natale per chi ha più fame.

​Poteva essere una recita onesta, e per otto minuti i bianconeri han tenuto il campo con discreta sicumera. Poi, l’Eupalla ha voltato lo sguardo altrove. Tale Okoye, portiere di dubbi riflessi, s’è avventurato in un’uscita che definire sciagurata è puro eufemismo: braccio fuori dal tempio dell’area e cartellino rosso sventolato sotto il naso. Regolamento pedestre, d’accordo, ma la legge è legge anche per i guardiani della porta.

​Da lì in poi, l’Udinese è svaporata come grappa lasciata al sole. Ammainare i vessilli dopo pochi minuti di tempesta è segno di una truppa priva di ghigna, senza fegato, che già al riposo avrebbe volentieri chiesto l’armistizio per manifesta inferiorità.

​Il Barone Liedholm, svedese di fine intelletto, diceva che in dieci si gioca meglio che in undici: una facezia che oggi, al cospetto di questi bianconeri smarriti, suona come una bestemmia in chiesa. Nella ripresa si rivede Kamara, che quasi sfiora la segnatura in una delle rare sortite offensive, ma è il predatore Kean a banchettare sulle spoglie friulane.

​Si registra poi la bizzarria di Solet: il difensore s’è travestito da Ekkelenkamp, scodellando un gol d’autore fotocopia di quello rifilato al Napoli. Un ricamo di seta su un abito di stracci, poiché un attimo dopo il medesimo Solet s’è assopito, permettendo al Kean di siglare la doppietta. Il tabellone recita un 5-1 che par la conta di un’esecuzione.

​Non si salva anima viva, men che meno il tecnico, che prima disorienta tutti togliendo un centrale difensivo per tamponare l’espulsione e poi toglie Zaniolo a metà contesa per una resa in carta bollata, dicendo ai suoi: «La messa è finita, andate in pace». Un tonfo di siffatta gravità non si ricordava a memoria d’uomo. Dopo le gozzoviglie natalizie arriverà la Lazio; ci sarà Sava tra i pali e una corte di fantasmi a rincorrere le maglie bianconere.

​Per ora, meglio annegare i dispiaceri nel vino buono e augurarvi, nonostante tutto, un Natale di pace. L’Udinese, d’altronde, i regali li ha già fatti tutti.

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