
Ebbene, il prode Runjaic, tecnico dalle ascendenze teutoniche e dal piglio filosofico, pareva essersi messo d’impegno per complicarsi l’esistenza contro l’umile fanalino di coda scaligero. Per l’occasione, decide di rimescolare le carte in retroguardia come un baro di periferia, rattoppa la mediana con quel che passa il convento e abbandona il povero Davis a una solitudine degna di un eremita della Tebaide. Il destino, che spesso sghignazza dinanzi alle tattiche cervellotiche, premia inizialmente i bianconeri: il giovane Atta scaglia un dardo che, deviato dalla sorte amica, s’insacca alle spalle dell’estremo veronese. Vantaggio pingue ma illusorio. Difatti, la retroguardia friulana decide di darsi alla botanica, andando a “raccoglier violette” anziché presidiare il vallo: il pareggio scaligero è un omaggio che neanche a Natale. Il secondo tempo principia sulla falsariga della noia, con un’Udinese dal possesso palla asfittico e privo di nerbo. Ma ecco la svolta: su un cuoio spiovente da calcio piazzato di Zemura, s’avventa Zanoli che, con coordinazione mirabile, inchioda la sfera sotto il sette. Un gol di rara fattura che scuote i polmoni dei friulani. Da qui in avanti, la scena è tutta per il colosso Davis. L’uomo è incontenibile, un vero “Abatantuono” dell’area di rigore che sposta i difensori come fuscelli.Prima offre due cioccolatini ad Atta, che il fanciullo francese – ahimè – spreca con peccaminosa mollezza. Poi, stufo di tanto sciupio, si mette in proprio e scaglia una fucilata che fulmina il portiere siglando il 3 a 1.Il finale è pura accademia: l’Udinese si ritrae nel suo guscio, lasciando che il Verona si sfoghi in un vano mulinar di gambe, senza che l’estremo difensore bianconero debba mai scomporsi il ciuffo. Tre punti d’oro colato per la classifica, nonostante i brividi tattici del suo vate in panchina.


