
L’Udinese di ruspante lignaggio soffoca il palleggio sterile dei capitolini, imponendo il diritto di schiacciare il più forte con la foga agonistica ed il cinismo friulano.
Eupalla, la divinità che presiede alle vicende del fùtbal, quest’oggi ha deciso di traslocare armi e bagagli sulle sponde del Cormor. E lo ha fatto con il piglio di chi non ammette repliche, baciando in fronte un’Udinese gagliarda, terragna, capace di stritolare la Lupa capitolina in un abbraccio mortale che profuma di fieno e di riscossa friulana. Sia chiaro ai soloni dell’etere e ai dotti del raddoppio: non è stata fortuna. È stata scienza applicata della fatica. I bianconeri di Udine, solitamente abituati a un onesto e dignitoso faticare, hanno sfoderato una prestazione di tale vigoria atletica che i giallorossi, al confronto, parevano damerini smarriti in una fiera di paese. L’Udinese ha giocato un calcio “di gamba e di polmone”, chiudendo ogni varco con una ferocia che avrebbe commosso i vecchi alpini. La Roma, tronfia del suo blasone e di una tecnica che oggi è parsa solo accademia sterile, si è infranta contro il muro friulano come un’onda stanca contro lo scoglio. La partita si è dipanata secondo i sacri canoni del contropiede e della densità:
- La Difesa: Un reparto di corazzieri che non ha concesso un briciolo di respiro agli avanti romanisti. Ogni pallone che transitava nell’area friulana veniva respinto con la forza di chi difende i propri confini.
- Il Centrocampo: Una diga di muscoli e fosforo. Hanno corso per tre, raddoppiando sistematicamente sul portatore di palla avversario, riducendo i celebrati palleggiatori di Trigoria a comparsine senza bussola.
- L’Attacco: Cinico, spietato, maledettamente efficace. Poche occasioni, ma trasformate in oro colato con la precisione di un orologiaio svizzero.
I giallorossi hanno tenuto palla, certo, ma è stato un possesso onanistico, privo di sbocchi, un girar a vuoto che ha solo esaltato la solidità dei padroni di casa. Quando l’Udinese ripartiva, pareva di vedere una carica di cavalleria: pochi tocchi, verticalizzazioni feroci e la difesa romanista puntualmente sventrata. Veder vincere l’Udinese con tale autorità riconcilia con il calcio vero, quello fatto di sudore e appartenenza. Unico lato negativo l’infortunio del prode Davis giocatore che ha Udine non ha un sostituto anche perché Bravo è stato dato via troppo alla leggera. La Roma è parsa una squadra di “abat-jour”: bella da vedere a tratti, ma incapace di far luce quando il buio della battaglia si fa fiero. “Il calcio è l’unica scienza in cui la ragione del più forte viene regolarmente smentita dalla realtà del campo.” Oggi la realtà dice che il Friuli è terra di conquista solo per chi ha il coraggio di lottare, e la Roma, il coraggio lo ha lasciato sul vagone letto. Onore ai vincitori, dunque, che brindano con un calice di Tocai alla salute di una Lupa che torna a casa con la coda tra le gambe e molti dubbi nella borsa.


