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In another country

redazione 3 Aprile 2013

In another countryDal cuore più nero del Giappone all’anima più sorridente della Corea del Sud: dopo Confessions, il capolavoro di Nakashima Tetsuya in uscita il 9 maggio, la Tucker Film distribuirà nelle sale italiane (dal 30 maggio) anche un’opera del grande maestro coreano Hong Sang-soo. La prima distribuita in Italia. Applaudito a Cannes, e interpretato dalla sempre splendida Isabelle Huppert, ecco, dunque, In Another Country, divertito esercizio di stile e divertente variazione sul terreno della commedia sentimentale.

Anzi: le variazioni, per essere precisi, sono tre. Tante quante le storie che una giovane sceneggiatrice di corti ricama addosso ad Anne, la protagonista, moltiplicando il suo personaggio e la sua vita. Tre diverse Anne, tre diverse vite, tre diversi nuclei tematici (la solitudine, abbandonare, essere abbandonata) attorno a cui ruotano discorsi, figure e situazioni che si ricombinano come in una partitura musicale.

L’altro paese del titolo è la città marittima di Mohang, dove la francese Huppert deve misurarsi con orizzonti (geografici, linguistici e, ovviamente, umani) che non le appartengono, ma è, soprattutto, la metafora di un destino, i tre destini di Anne, che prendono forma (con grazia e umorismo) nell’ordinaria quotidianità descritta da Sang-soo.

Cinema nel cinema, occhi europei che si specchiano dentro occhi orientali, oggetti che ritornano segnando l’impossibile continuità narrativa dei tre racconti: In Another Country è un continuo scambio di simmetrie, garbato e compiaciuto, che riporta volutamente alla migliore grammatica espressiva d’Oltralpe (pensiamo a Resnais, per esempio, o a Rohmer) e che invita a riflettere sugli altri paesi che ognuno porta in sé.

La cifra principale dei lavori di Hong Sang-soo, del resto, è proprio il senso di giocosità. Una giocosità che si traduce in un’indagine penetrante della società contemporanea, con immagini (apparentemente) prive di ogni calcolo intellettuale. Una giocosità che investe tutta la forma del suo cinema, dalle scelte delle inquadrature al costante variare dei punti di vista, fino alla sottile ambiguità fra ironia e tristezza, fra sorriso e malinconia…

Ricordiamo che la friulanissima Tucker Film, nata dall’unione tra il Centro Espressioni Cinematografiche di Udine (organizzatore del Far East Film Festival) e Cinemazero di Pordenone, ha distribuito con successo in Italia tre grandi titoli come Departures, Poetry e A Simple Life.

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