
Rumorosi e improvvisi irrompono nella sala e salgono sul palco.
Come un volo disordinato di gabbiani.
Sono gli attori che raccontano Il gabbiano di Cechov per la traduzione di Danilo Macrì e la regia di Filippo Dini.
Sul palco anche Giuliana De Sio.
La storia… le storie quella di Arkadina, attrice, di Tricorin scrittore, di Konstantin, aspirante scrittore.
La complessità del racconto rimanda a quella sensibilità sugli studi di psicologia che Cechov nutri’ sul finire dell’ottocento
Amori non corrisposti, dolore esistenziale e noia, il male di vivere montaliano in definitiva.
Questo 900 che arriva consegna solamente l’attesa della tragedia… che poi ci sarà, anzi ce ne saranno due.
L’attesa del successo, la speranza di riscatto di ogni personaggio, la ricerca di significato dell’esistenza, la delusione e l’inutilità del tutto sono i temi dell’opera – sempre attuale – spiega Filippo Dini che sottolinea – l’attesa dell’apocalisse, della distruzione, proprio come in questi nostro momento storico senza speranze-
Nella tenuta di campagna dove si svolge la vicenda ogni personaggio vive la sua amarezza, sostanzialmente incomunicabile agli altri, perché la libertà espressiva, come tutte le altre libertà, questa nostra umanità non può conoscerle
Vito Sutto


