
C’è un’aria strana stasera a Lignano Sabbiadoro, di quelle che si respirano solo quando la salsedine dell’Adriatico si mescola all’odore dell’asfalto caldo e all’elettricità che ha appena attraversato l’Arena Alpe Adria per la rassegna Nottinarena. Non capita tutti i giorni di avere a due passi dalla spiaggia un tipo come Jack White, uno che il rock lo mastica e lo rimodella a modo suo, e vederlo salire sul palco con quella sua furia analogica è stato un vero e proprio rito collettivo. La folla è letteralmente impazzita quando, tra i riff distorti e l’energia pura della sua carriera solista, sono risuonate le note inconfondibili dei White Stripes, un colpo al cuore nostalgico che ha fatto saltare anche i più composti, dimostrando come quei pezzi abbiano ancora un’anima vibrante e immortale. Eppure, proprio mentre l’atmosfera si faceva incandescente e il pubblico era totalmente rapito da quel rock blues primordiale e sudato, le luci si sono spente troppo presto, lasciando un retrogusto decisamente agrodolce: il concerto è durato appena un’ora e un quarto, un soffio fulmineo che ha lasciato tutti con il fiato sospeso e una gran voglia di continuare a ballare. Resta la sensazione di aver assistito a una performance d’intensità devastante, un’esperienza ravvicinata con un gigante del rock che però, stasera, è fuggito via troppo in fretta, lasciandoci sotto il cielo d’estate con le orecchie ancora che fischiano e il desiderio di averne ancora un po’.


