
La splendida cornice di Piazza Grande a Palmanova, in una serata piacevolmente fresca, si è trasformata per una notte nel tempio del caos ordinato di Blanco. Un concerto che ha confermato ancora una volta come l’artista bresciano sia una delle forze della natura più travolgenti del panorama musicale italiano contemporaneo.
Un’intesa viscerale, quasi intima con il suo pubblico: la tappa friulana ha mostrato tutte le sfaccettature di un performer unico nel suo genere.
Blanco non si limita a cantare, ma vive i brani con una forza e un’intensità contagiose. Sul palco corre e salta sulle note di pezzi travolgenti come Mi fai impazzire, Nostalgia e Fabbricante di lacrime, passando poi con disarmante disinvoltura a momenti di pura delicatezza e intimità con Blu celeste e Innamorato. Presenti in scaletta anche i celebri duetti con altri artisti di spicco della scena italiana: Brividi con Mahmood, Un Briciolo Di Allegria con Mina, La canzone nostra con Salmo e Ricordi con Elisa.
Sul palco, però, c’è una presenza che non è una semplice collaborazione: parliamo di Michelangelo (all’anagrafe Michele Zocca), co-autore, produttore e direttore artistico di tutto il repertorio di Blanco.
Suonando e registrando personalmente chitarra, basso, pianoforte e batteria, Michelangelo ha plasmato l’estetica musicale del cantante, dando vita a quelle contrapposizioni che lo distinguono: la rabbia e l’energia delle chitarre punk/rock abbinate alla pulizia del pop e dei beat urban. I silenzi, la delicatezza e le improvvise esplosioni sonore sono il suo marchio di fabbrica, rendendolo un vero co-protagonista dello show e creando con Blanco una sinergia unica.
Al di là delle provocazioni e dell’impeto giovanile, c’è un talento puro che ha saputo trasformare la propria urgenza espressiva in uno spettacolo di ottimo livello.
Così vogliamo i giovani della musica italiana. Sentiremo a lungo parlare di lui.
Verena Marchesan


