
La serata a Udine Jazz si è trasformata in un incredibile viaggio senza frontiere, un’esperienza calda e vibrante che ha fuso radici ancestrali e pura energia metropolitana in un unico, ininterrotto battito. Ad aprire le danze ci ha pensato Baba Sissoko, classe 1963, nobile discendente di un’illustre dinastia di griot del Mali, che imbracciando il suo fedele Ngoni – quel suggestivo liuto a quattro corde che racchiude l’anima del suo paese d’origine – ha gettato un ponte magico tra mondi apparentemente lontani. Il suo concerto è stato un dialogo aperto e ipnotico in cui il blues elettrico più viscerale ha sposato i ritmi caldi della sua terra, dando vita a un incontro straordinario dove l’Afrobeat ha letteralmente abbracciato lo spirito di Muddy Waters. A rendere tutto ancora più intimo e vicino è stata la complicità con la sua band, composta in parte da ottimi musicisti italiani – d’altronde Baba ormai vive e respira l’aria della Calabria – e la sua scelta di esprimersi e dialogare con il pubblico interamente in italiano, un ulteriore e riuscitissimo ponte culturale che ha accorciato ogni distanza prima di lasciare spazio alla travolgente onda d’urto di Nik West. Definirla una bassista straordinaria e una cantante formidabile è persino riduttivo: sul palco Nik è una vera e propria pantera, una forza della natura che ha ipnotizzato i presenti con uno show visivo e sonoro totale, selvaggio e curatissimo al tempo stesso. Il suo repertorio funk, un viaggio mozzafiato che ha abbracciato giganti come Sly Stone, i Beatles e l’immancabile Prince – con cui ha collaborato strettamente, arricchendo un curriculum di collaborazioni stellari che vanta nomi del calibro di Santana, Quincy Jones e Orianthi –, ha trovato uno dei suoi momenti più caldi in una reinterpretazione di Proud Mary dei Creedence Clearwater Revival; un tributo esplicito alla versione di Tina Turner, di cui Nik ha riproposto con incredibile precisione e carisma i celebri passi di danza. Nonostante la cornice di pubblico non fosse quella delle grandissime occasioni, Nik non si è risparmiata per un solo istante, concedendosi senza tregua e con una generosità d’altri tempi, alternando i suoi pezzi originali a cover leggendarie e lasciando ampi spazi di espressione ai suoi musicisti, dimostrando che quando c’è l’anima, la grande musica non ha bisogno di spalti gremiti per accendere la scintilla del vero spettacolo. Un ringraziamento a Riccardo Modena per le foto.


