
Dialogano tra oggetti che posti gli uni accanto agli altri, ci ricordano le figure retoriche della letteratura, onomatopee e ossimori del circo, con simbologie leggibili in una molteplicità di significato.
Sono Kolja Huneck e Luuk Brantjes, che viaggiano in una sfera di equilibri corporei al confine tra periferie gestuali e territori incommensurabili laddove le altezze paiono essere NON limiti e le acrobazie ludici e straordinari disorientamenti che sorprendono per l’ improbabile che viene proposto.
Abbiamo la sensazione di trovarci in un cantiere edile o anche in una miniera, tra polvere e calcinacci, tra operai sfruttati e sporchi di un lavoro abbruttente.
Poi compare un giocattolo, un piccolo automodello che corre nella rotondità di un disco, mentre una strana musica avvolge artisti e spettatori.
Nel can’tiere si continua ad operare, i due artisti svettano in acrobazie mozzafiato, I loro corpi non conoscono limiti nei sessanta minuti di rappresentazione.
Gli oggetti sparsi nello spazio richiamano anche la musica, compaiono alcuni dischi, accanto una carriola giocattolo, piogge di segatura.
Lo spazio performativo è una tenda, all’interno della quale puoi smarrirti senza paura perché l’immersione in questo improbabile luogo non luogo, rovescia ogni barlume di razionale, tra buio fitto e illuminazioni improvvise.
Vito Sutto


