
Una voce nella notte comunica la Vittoria greca sui troiani.
È quella di Peppino Mazzotta che suggerisce con il suo monologo una riflessione di Igor Esposito.
La “radio” celebra la vittoria, ma lo spetttatore sa che questa che gli eroi chiamano vittoria è un tempo di morte, di disgusto, di finzioni.
Una voce tra le tante chiede come sia possibile…eravate in tanti.. Io ero solo… potevate fermarmi!
E allora fermare la guerra sembra un imperativo categorico ma solo per pochi perché in molti preferiscono la retorica della giustizia degli uomini.
Lo dice Eschilo nell’Oresteo e lo ribadiscono Igor Esposito e Peppino Mazzotta che con le musiche originali di Massimo Cotdovani, eseguite dal vivo con Mario Di Bonito, tentano di indurre alla riflessione.
Eroi greci e dittatori contemporanei di ogni sensibilità ed estrazione alludono al diritto di eseguire l’atto giudiziario mediante la battaglia distrruttrice dei disvalori e nel nome della vendetta opportuna.
Il materiale classico di riferimento, in questo spettacolo si fonde con la tragedia contemporanea.
Il dittatore però lancia una infida ed elevata accusa : io ero solo.
Perché lo avete permesso? Dovevate rovesciarmi. ERAVATE
IN TANTI.
Dunque la corresponsabilità delle tante guerre di Troia che sorgono per futili motivi ricadono su ognuno.
La spirale delle vendette, da Argo a noi oggi è inarrestabile.
Ovunque si può giustificare Clitennestra, ovunque Oreste.
Quanti Agamennone meritano la morte?
La guerra si avvita su se stessa, si annida e si annoda.
La splendida interpretazione di un grande Mazzotta non ci basterà, ma l’arte non può tacere irrazionale e barbarie, sotto qualsiasi bandiera si possano nascondere e qualsiasi radio voglia giustificarla sarà un segnale sbagliato
Vito Sutto


