
I soliti azzimati del pallone diranno che il Monza ha fatto la partita, che i brianzoli hanno geometrie raffinate e un palleggio fresco come un bianchino di prima mattina, ma la verità, quella vera da calpestare sull’erba fonda, è che la pagnotta l’ha portata a casa l’Udinese del redivivo Runjaic. Senza Zaniolo, rimasto a curarsi i malanni e le smanie altrove, i friulani hanno rispolverato quella vecchia, cara arte del soffrire, sgomitare e poi picchiare duro dove fa più male, regalandosi la prima gioia di questo campionato. È stato il polacco Piotrowski a spaccare la contesa con una stoccata secca, rompendone la monotonia da aperitivo milanese, prima che il Flaco Colpani inventasse delle sue magie per rimettere i conti in pari con quel sinistro che sa di classe pura e di domeniche d’altri tempi. Ma l’illusione brianzola è durata lo spazio d’un amen, perché Kamara sulla fascia correva come un disperato inseguito dai creditori ed Ekkelenkamp s’è inserito con il tempo perfetto del gran signore che arriva al bar proprio mentre parte il giro giusto, allungando sul tre a uno prima che tutti andassero a bere un tè caldo. Nella ripresa però, siccome la difesa friulana adora complicarsi l’esistenza con svarioni da califfi distratti e orrori da matita blu, la contesa s’è riaperta d’incanto per merito del solito Varela, lesto a sfruttare il vuoto e a scaricare in rete la palla del tre a due. Lì è cominciata la passione vera, con il Monza a fare il forcing selvaggio, a gettare il cuore e pure i tacchetti oltre l’ostacolo, trovatosi però di fronte le manone sante di Okoye e una trincea bianconera che, tra un affanno, un rinvio sbilenco e tanta sana legna piantata al limite dell’area, ha resistito fino al triplice fischio, lasciando ai padroni di casa i complimenti della critica e portandosi ad Udine i tre punti della sostanza.


