
Un gesto di rabbia si accompagna ad una smorfia di dolore,un grido lacerante, ma non c’è la voce.
Troviamo la, strada per sfuggire a questa distruzione, scappiamo dall’Apocalisse…. come si fa a sfuggire, tutto il mondo ci crolla addosso e noi paralizzati dalla paura e dai crolli, cerchiamo rifugi che non troviamo, cadiamo a terra tra paralisi e gestualità disperate.
Questa umanità di automi che cercano una salvezza improbabile, è diventata lacerante spettacolo teatrale.
Questo è Pepping Tom, chroniques, per la Regia di Gabriele Carrizo con Raphaelle Latini, spettacolo dove tra, gesti e danza , si disegnano figure che perdono la forma umana, per acquisire automatismi rabdomantici, improvvisamente accesi di luce
Le cinque figure che si muovono sul palcoscenico, con automatismi lucidi e imprevedibili paiono trasformare i loro corpi, acquisendo lucidità robotiche.
Voglio “sbirciare” tra le forme dell’umanità possibile,quale potrebbe essere il nostro domani.
Lo spettacolo mi apre porte e finestre.
Lame di luce scheggiano tra superfici scoscese.
Il dirupo produce una lacerata vertigine, la resistente e inquietante materia sul palcoscenico riluce accecante, argentata.
Questo incontro con Pepping Tom richiama anche memorie surrealiste, si leggono brevi tratti in cui sogno e memoria si confondono, si congiungono, si allacciano, producono una piacevole allucinazione
Vito Sutto


