Che strana magia che si respira stasera a Villa Manin, con quel cielo livido che continua a minacciare un temporale che sembra lì lì per scoppiare e una pioggerellina intermittente che bagna le giacche ma non spegne l’entusiasmo per questi incredibili sessant’anni di carriera dei Pooh. C’è qualcosa di quasi surreale nell’aria, a partire da quell’inizio fulmineo in cui Riccardo Fogli sale sul palco per aprire le danze e poi, quasi per un bizzarro gioco di prestigio, scivola via dietro le quinte come se non facesse davvero parte del gruppo, lasciando la scena ai compagni di sempre. E su quel palco, diciamolo, la musica viaggia ancora su binari altissimi grazie alle chitarre di Dodi Battaglia, semplicemente impeccabili e ispirate come al solito, capaci di regalare quei brividi puri che il pubblico aspetta da una vita. Accanto a lui, Robi Facchinetti mostra una voce visibilmente migliorata rispetto alle ultime uscite, anche se è evidente come ormai abbia bisogno di un bel po’ di supporto tecnologico e fiato da parte dei cori per reggere l’urto dei grandi classici. Il resto della band gira come un orologio svizzero, confermando che i Pooh restano professionisti straordinari e dannatamente in gamba, anche se un retropensiero nostalgico continua a farsi strada tra le note, lasciando quella sensazione che forse, quando se n’è andato l’indimenticabile Stefano D’Orazio, sarebbe stato davvero il caso di chiudere la storia in bellezza, sigillando un mito intatto. Una parte della scaletta di 45 brani è stata fatta in acustico, tornando un poco all’antico e per qualche pezzo si è rivisto anche Fogli, un p’ò come quando al cagnolino si da il premio. A fare da cornice a questa serata di canzoni e ricordi c’è stata l’impeccabile macchina organizzativa di Azalea Promotion, che ha gestito il grande evento alla perfezione, un traguardo che purtroppo si scontra dolorosamente con la gestione dei parcheggi per i disabili da parte di quel personale ex divisa che per ordini o limiti mentali hanno fatto più danni che altro. Vedere persone con evidenti problemi di mobilità costrette a percorrere troppa, decisamente troppa strada a piedi solo perché qualcuno ha deciso di sventolare il proprio briciolo di potere burocratico fa rabbia, e fa pensare che certi personaggi farebbero decisamente meglio a starsene a casa a fare una tranquilla partita a burraco piuttosto che complicare la vita a chi è venuto fin qui solo per godersi un po’ di musica sfidando anche la pioggia. Alla fine, tra le gocce di pioggia e i ricordi di una vita, resta la certezza che la musica dei Pooh sa ancora come unire i cuori, graffiata solo da qualche nota nostalgica e dall’amaro in bocca per chi non ha saputo accogliere tutti con la stessa armonia.


