
Dietro le sbarre c’è sempre sofferenza, rabbia e dolore fisico,si è costantemente alla ricerca di un punto luce, nella consapevolezza che andare a esplorare il sé e le proprie responsabilità è tuttavia. problematico. Tommaso Tuzzoli per la produzione Tinaos ha proposto nell’ambito di Festil lo spettacolo Cattività, con Angelo Floramo e Fior delle Bolge in accompagnamento musicale.
In galera si vive esplorando alla ricerca di un possibile. Che può essere la biblioteca con il profumo della carta, ma anche il sapore del cibo o l’odore della lavanderia (metafora del lavaggio purificatorio).
Il problema è la notte, la solitudine buia e l’abbandono del corpo a se stesso, il bisogno di amore di sesso, di riservatezza.
La cattività carceraria priva anche degli oggetti che sono compagni di vita, riduce l’io alla personalizzazione perché fa divenire l’uomo un numero.
Poco più di un’ora di spettacolo, una scenografia essenziale con un letto, flebili luci che paiono sbarre e il trio musicale Fior delle Bolge, quasi voci esterne e lontane, echi di un mondo oltre.
Quando l’autocritica dovrebbe emergere, invece ecco esplodere l’accusa alle responsabilità degli altri.
Così il prigioniero appare chiuso non solo dal sistema che lo ha giudicato colpedvole, ma anche dal suo limite di non sapersi riconoscere.
La mancanza di consapevolezza delle proprie responsabilità, ci pare sottolinei questo lavoro, è in sé un carcere sbarra e limite.
Lo spazio carcerario e il tempo, che dovrebbero favorire una severa
autoanalisi, diventano autogiustificazione.
Il protagonista è in prigione per violenza sessuale ma non vede la vittima, scorge solo altri colpevoli, di misfatti peggiori dei suoi.
Angelo Floramo sempre brillante, con voce stentorea incarna il personaggio detenuto.,la sua sofferenza e anche la sua incapacità di comprendere.
I serbi, gli albanesi e i marocchini compagni di cella sono peggiori di lui.
La lavanderia della, struttura carceraria è sistemica solo per gli altri.
Lui è innocente.
Vito Sutto


