
Il NurSind Pordenone denuncia una situazione organizzativa ormai non più sostenibile all’interno della Terapia Intensiva del CRO di Aviano, con pesanti ricadute sulle condizioni di lavoro del personale infermieristico e, soprattutto, sulla sicurezza e sulla qualità dell’assistenza garantita ai pazienti.Al centro delle criticità vi è una carenza di personale infermieristico sempre più evidente, che si trova a essere ulteriormente aggravata dalla necessità di garantire, oltre alla normale fruizione delle ferie estive, anche lo smaltimento delle ferie pregresse maturate negli anni precedenti.Una scelta organizzativa che, secondo il NurSind, è stata contestata dagli stessi infermieri, consapevoli delle difficoltà che avrebbe comportato sulla tenuta dei turni e sulla continuità assistenziale.Nonostante le perplessità espresse dal personale, la riduzione delle presenze ha portato a una rimodulazione dei turni, con un solo infermiere in servizio anziché due, accompagnata dalla contestuale riduzione dei posti letto.Il paradosso, evidenzia il sindacato, è che a fronte di una dotazione organica già insufficiente, si chiede al personale di smaltire contemporaneamente sia le ferie dell’anno in corso sia quelle accumulate negli anni precedenti, finendo per aggravare ulteriormente una situazione di carenza già critica.In caso di necessità, il supporto dovrebbe essere garantito dal personale infermieristico del Centro Trapianti.«Questa soluzione presenta però criticità evidenti – denuncia il NurSind Pordenone –. In caso di emergenza all’interno dell’Istituto, l’unico infermiere presente in Terapia Intensiva dovrebbe lasciare il reparto, mentre il collega del Centro Trapianti dovrebbe farsi carico dell’assistenza ai pazienti presenti. Pur riconoscendo pienamente il valore professionale dei colleghi coinvolti, il percorso di formazione sul campo non può essere considerato sufficiente per garantire la gestione completa di tutte le casistiche assistenziali proprie di una Terapia Intensiva».Sul tema della presenza di un solo infermiere in turno si è espresso negativamente anche l’Ordine delle Professioni Infermieristiche, evidenziando le criticità e le responsabilità connesse a un modello organizzativo che, secondo il sindacato, espone gli operatori a un livello di rischio non accettabile.Il “crash test” della scorsa settimanaA dimostrare concretamente le difficoltà del nuovo assetto organizzativo è quanto accaduto la scorsa settimana, quando un intervento chirurgico della durata di circa 16 ore ha comportato il successivo ricovero del paziente in Terapia Intensiva per tre giorni.Per garantire la continuità assistenziale si è reso necessario attivare il personale reperibile, sia diurno sia notturno. In un caso, un infermiere ha prestato servizio dalle 10 del mattino fino all’una della notte successiva, nell’illegalità completa. L’attivazione ripetuta del personale reperibile ha inoltre determinato il mancato rispetto dei relativi periodi di riposo, rendendo ancora più gravosa la gestione dei turni e aumentando il carico di lavoro sugli operatori.È stato inoltre necessario impiegare l’infermiere diurno normalmente dedicato all’ambulatorio degli accessi vascolari, determinando un ulteriore incremento dei carichi di lavoro e sottraendo risorse ad altre attività assistenziali.Il personale infermieristico del Centro Trapianti, in questa circostanza, non ha potuto rappresentare una soluzione immediata, proprio in ragione della necessità di una formazione specifica e adeguata alla gestione della Terapia Intensiva.«Questo episodio rappresenta il vero e proprio crash test dell’organizzazione messa in campo – afferma Gianluca Altavilla, segretario NurSind Pordenone –. La situazione avrebbe potuto essere affrontata ricorrendo alle prestazioni aggiuntive, garantendo almeno il secondo infermiere durante il turno notturno, come già avviene per i medici rianimatori. Invece si preferisce esporre il personale a responsabilità rilevanti, mettendo a rischio la sicurezza degli operatori e dei pazienti».Il sindacato valuta i profili di responsabilitàIl NurSind Pordenone fa sapere di aver avviato, insieme al proprio ufficio legale, una valutazione sugli eventuali profili di responsabilità civile e penale connessi all’attuale organizzazione della Terapia Intensiva e alle conseguenze che tale modello potrebbe determinare sulla sicurezza dei pazienti e degli operatori.«Stiamo valutando insieme al nostro ufficio legale tutti gli eventuali profili di responsabilità legati alla riorganizzazione della Terapia Intensiva e alle conseguenze che questa organizzazione può determinare sulla sicurezza dei pazienti e degli operatori», dichiara Altavilla.Incentivi: 280 euro al mese agli amministrativi, 350 euro all’anno agli infermieriAlle criticità organizzative si aggiunge, secondo il NurSind, anche una forte disparità nei sistemi incentivanti.«Per il personale amministrativo, nell’ambito di un progetto regionale finalizzato a contrastare la fuga verso gli enti locali, è previsto un incentivo di 280 euro mensili, oltre a un ulteriore progetto da 47.000 euro destinato sempre allo stesso personale. Per gli infermieri, invece, a fronte di carichi di lavoro crescenti e di una situazione organizzativa sempre più complessa, sono previsti 350 euro annui», sottolinea il NurSind.«Siamo di fronte a una sproporzione evidente e inaccettabile. Non sono state adottate misure concrete, come il ricorso alle prestazioni aggiuntive per coprire le assenze, né sono stati riconosciuti incentivi al personale diurno che rinuncia alle ferie per garantire la continuità del servizio. È una scelta amministrativa che continua a penalizzare chi ogni giorno garantisce l’assistenza ai pazienti».«Durante l’ultima riunione – aggiunge Altavilla – abbiamo assistito a una difesa a oltranza del personale amministrativo da parte della Direzione, anche alla luce delle ultime comunicazioni inviate dal sindacato».«Qualcuno dovrà rispondere delle conseguenze»Secondo il NurSind, il quadro complessivo rischia di determinare ulteriori dimissioni, aggravando una carenza di personale infermieristico già critica.«Il CRO non è più un luogo in cui gli infermieri fanno la fila per entrare. Al contrario, le ultime scelte organizzative hanno già portato a dimissioni dettate dall’esasperazione e rischiano di provocarne altre nei prossimi mesi. Di fronte a questo fenomeno qualcuno dovrà assumersi la responsabilità delle conseguenze di queste scelte: ogni infermiere che decide di lasciare il CRO rappresenta una perdita di professionalità e di competenze che ricade sull’intera organizzazione e, soprattutto, sulla qualità dell’assistenza ai pazienti. Non si può continuare a ignorare il problema pensando che le conseguenze delle dimissioni siano prive di costi: prima o poi qualcuno dovrà rispondere delle scelte organizzative che le hanno determinate».Il NurSind Pordenone chiede quindi alla Direzione del CRO di intervenire con urgenza, rivedendo l’attuale organizzazione della Terapia Intensiva, garantendo una presenza infermieristica adeguata nei turni e adottando strumenti concreti per affrontare la carenza di personale.«Non è più possibile scaricare sugli infermieri il peso di una carenza organizzativa e di personale che non dipende da loro. La sicurezza dei pazienti e degli operatori deve tornare a essere la priorità».


