
A cura di Vito Sutto
Un ‘altra creativa entra nel nostro giornale
Adriana D’Amico, con le sue sensibilità e la sua consapevolezza.
Quali? La abbiamo intervistata, ascoltiamo il suo pensiero
Ho avuto modo di studiare in modo piuttosto approfondito, nel periodo giovanile, storia dell’arte sia al liceo che all’università.
Nonostante la capacità di comprendere la magnificenza dell’ arte classica, inequivocabilmente perfetta dal punto di vista tecnico, mai mi senti particolarmente emozionata….
Ho sempre ricercato una certa tensione nelle opere.
Ecco dunque l’ attrazione per Caravaggio con la sua oscura e a volte offensiva inquietudine, manifestata attraverso la plasticità di corpi tragicamente teatrali e volti dall’ umanità popolare.
Caspar David Friedrich e la sua idea di sublime. Goya e i suoi incubi. Federico Zandomeneghi e il suo naturalismo.Henri Rousseau:purezza primitiva e tradizione. Munch e il suo abissale dolore E ancora Dali..Duchamp, Masson….
Ma forse più di tutti Magritte con la sua onirica, ironica filosofia che induce l’ osservatore a una obbligata messa in discussione.
CI PROPONI MOLTI NOMI STORICI Potrei citarne tanti altri…..Ma ritengo sia fondamentale il concetto che voglio esprimere:
La tecnica per me, deve essere solo uno strumento per l’ artista, non una gabbia. L’ artista deve essere capace di emozionare a prescindere dalle sue capacità tecniche. La tecnica se acquisita rappresenta la possibilità di eseguire in maniera più completa e anche più articolata un concetto. deve diventare possibilità di espressione.Questo può avvenire solo se l’ artista non permette alla tecnica di oscurare il suo sentire. Se non si concentra sull’esecuzione ma su ciò che vuole comunicare, allora l’ opera avrà svolto la sua funzione umana.
Ma umilmente sottolineo che questa è la mia idea di arte…Più affine senz’ altro al concetto di arteterapia .
ARTE TERAPIA?
COSA INTENDI?
La libertà di espressione come fulcro. E dunque perché non creare delle contaminazioni.
Il corpo stesso è arte. Ma perché diventi tale , l’ artista deve imparare a spogliarsi dai condizionamenti. La libertà è qualcosa che si decanta ma che viene negata. E forse solo l’ artista con la sua sensibilità acuta può trovarla….Pagando prezzi molto alti certo.Ma dopo tutto ognuno credo possa decidere quale sia la sua mission.
I TUOi PROGETTI PER IL FUTURO QUALI SONO, NEL CAMPO DELL’ARTE, NATURALMENTE
Ho cominciato da poco ad espormi.Ho fatto una sola personale, a Feletto Umberto, presso il comune.
E poi ho partecipato a delle collettive, tra cui una a Villa Valetudine (Camino al Tagliamento) e Oderzo.
Io mi dichiaro Arteterapeuta più che artista.
Per me creare significa immortale un’ emozione, osservarla, sviscerarla, accoglierla, comprenderla.
Ogni gesto serve a prendere consapevolezza del qui ed ora.
E dal momento che creatività e psiche sono per me così connesse, ho deciso di rafforzare le mie conoscenze con ulteriori studi.


