
Umberto Orsini si rilegge in Prima del temporale. Novara, ” periferia dell’impero ” ovvero provincia breve… da qui un giovanissimo Umberto parte per Roma.La prova per accedere allo spettacolo con la S maiuscola la fa recitando Pirandello, un grande classico, L’uomo dal fiore in bocca, quello dell’epitelioma.Poi c’è da, trovare la pensione per la permanenza.Alla mamma al telefono si può parlare anche nel dialetto della provincia lontana.Il vero dramma dell’attore è cercare di ricordare tutto a memoria.Un incubo.Umberto Orsini nello spettacolo Prima del temporale è attore in attesa di andare in scena.Rivedersi, fare una retromarcia esistenziale.Essere o divenire.Forse anche questo è il dilemma. L’attore che attende di entrare in scena dunque rivede tutta la sua vita, i contatti gli incontri, gli amori, compaiono sul retro del palcoscenico le immagini di una storia personale, come in un cinegiornale in bianco nero anni sessantaLe pagine del monello e quelle dei foto romanzi, le gemelle Kessler e Don Lurio si susseguono.È lui il Signore, non quel Signore che deve interpretare nel dramma di Strindberg.Alcune delle parti di questo lungo monologo, interrotto solamente dall’intervento di due altri personaggi, un pompiere e una assistente di scena, appaiono quasi una riflessione interiore di Orsini che pare non recitare sul palcoscenico ma ripensarsi in uno scavo interiore dal quale il pubblico è escluso. Questa la grandezza dj Orsini con i suoi tanti anni alle spalle e con Massimo Popolizio presente, come fosse anche lui sul palco, silenzioso ascoltatore, il più vicino di tutti noi.La vita restituisce immagini, molte sono in bianconero ma tutte vive.Il pubblico applaude in piedi il grande vecchio e poi sfolla dal Giovanni da Udine con un carico di pensieri.
Vito Sutto


