
Afro Basaldella a cinquant’anni dalla scomparsa torna al Castello di Prampero che fu uno dei suoi rifugi da lui considerati più preziosi , che poneva il suo finito a contatto con gli infiniti spazi che vanno oltre i colli e la pianura friulana.La mostra che lo racconta si nutre anche di in documentario filmato e di pannelli esplicativi che offrono una conoscenza sintetica completa dell’artista. Tra le opere esposte molto esplicative sono le dieci acqueforti ispirate a I fiori del male di Baudelaire che articolano il pensiero di Afro tra i concetti di assenza del possibile , di orizzonte irraggiungibile, di bellezza estetica, di tempo che scorre, mentre il desiderio di andare sempre oltre ci sprona, distrugge il coperchio che ci chiude, ci illude. Fondamentale ( la mostra lo sottolinea) ricordare Afro come mosaicista e come creatore di arazzi.In questo secondo caso da ricordarsi il suo rapporto con quel lento operare, paziente, molto artigiano, solenne e antico.La ricostruzione dello studio in una sala del castello, restituisce quel respiro e quel profumo oggettuale che coniuga spazi e opere. È allora che percorrere la mostra dona la presenza pur rivelando il trascorso La realtà liberata dai limiti formali la figurazione diretta e concisa, l’urgenza di esprimere senza narrare, io credo che sia il pieno e riuscito intendimento di questa Mostra orchestrata sapientemente In questa sinfonia di colori e di memorie nelle quali è possibile immergersi fino al 13 settembre (ingresso gratuito e prenotazione obbligatoria) è ancora viva la presenza della Contessa Vittoria di Prampero,pittrice non museale spesso incoraggiata da Afro che qui fu spesso ospitato. Il Conte Pietro Enrico di Prampero, attuale proprietario della dimora, apre per queste visite e – l’atelier del silenzio -risuona questi echi anche per merito della Regione Friuli Venezia Giulia, del Comune di Magnano in Riviera, dove il castello è collocato, e per la rigorosa professionalita di Syncretika arte e cultura che firmano l’iniziativa.
Vito Sutto


