
Dietro ogni maceria c’è una storia. Dietro ogni cumulo di detriti lasciato da un terremoto ci sono case, scuole, attività economiche, luoghi di incontro e frammenti di vita quotidiana. Il Gruppo Seipa ha dimostrato una forte leadership nelle attività di rimozione, gestione, recupero e valorizzazione dei materiali provenienti dalle aree terremotate.
«Quando il sisma del Centro Italia colpì duramente Lazio e Marche, la sfida non fu soltanto quella di mettere in sicurezza i territori e avviare la ricostruzione. Fu necessario anche affrontare un problema di dimensioni straordinarie: la gestione di enormi quantità di materiali provenienti dagli edifici crollati o demoliti» ricordano gli specialisti del Gruppo Seipa che hanno partecipato alla gestione dell’appalto relativo alla rimozione, trattamento, recupero e valorizzazione dei materiali provenienti dalle aree colpite dal terremoto nel Lazio e nel Comune di Arquata del Tronto, uno dei simboli della tragedia che ha colpito il Centro Italia.
L’intervento non riguardava soltanto le macerie degli edifici crollati
L’appalto prevedeva la gestione complessiva dei rifiuti prodotti dall’emergenza post-sisma, compresa la selezione, il trattamento, il recupero e, ove possibile, il successivo reinserimento dei materiali nei cicli produttivi.
Per garantire la rapidità delle operazioni venne realizzata una piattaforma operativa dedicata, dotata di impianti mobili di trattamento e di una struttura logistica che ancora oggi risulta nella disponibilità della Regione Marche.
Cinquantamila tonnellate di materiali gestiti
Un quantitativo che offre la misura della complessità dell’intervento e della necessità di coniugare rapidità operativa, rispetto delle norme ambientali e tutela del territorio.
«La gestione delle macerie rappresenta uno dei momenti più delicati di ogni processo di ricostruzione. Non si tratta semplicemente di rimuovere rifiuti, ma di gestire materiali che fanno parte della storia e dell’identità delle comunità colpite» osservano gli specialisti del Gruppo Seipa.
Proprio questa dimensione rende l’esperienza del post-sisma particolarmente significativa anche sotto il profilo dell’economia circolare.
Una parte dei materiali recuperati ha infatti potuto intraprendere un nuovo percorso industriale attraverso le filiere del trattamento e del riciclo degli inerti, trasformando ciò che appariva come un rifiuto in una nuova risorsa per il settore delle costruzioni.
«Quando le condizioni tecniche lo consentono, il recupero dei materiali provenienti dalle demolizioni permette di ridurre il consumo di nuove risorse naturali e di limitare l’impatto ambientale delle attività di ricostruzione» spiegano gli analisti del gruppo.
L’esperienza maturata nelle aree terremotate si inserisce all’interno di un percorso più ampio che negli ultimi 20 anni ha visto il Gruppo Seipa investire in tecnologie, impianti e ricerca dedicati al recupero dei materiali da costruzione e demolizione.
Oggi il gruppo gestisce oltre 1,2 milioni di tonnellate di materiali all’anno e produce più di 320 mila tonnellate di aggregati inerti riciclati, con un tasso di reimpiego che raggiunge il 100%.
Nel caso di terremoti, il valore dell’intervento va oltre i numeri
È proprio nella capacità di trasformare una fase di emergenza in un percorso di recupero e ricostruzione che il concetto di economia circolare assume il suo significato più concreto: restituire valore a ciò che sembrava averlo perduto per sempre.
Nel caso ad esempio delle aree colpite dal terremoto nel Lazio e nel Comune di Arquata del Tronto, dietro quelle 50 mila tonnellate gestite dal Gruppo Seipa non vi erano soltanto materiali da trattare, ma i segni concreti di una delle ferite più profonde che il Centro Italia abbia conosciuto negli ultimi decenni.
Così, nel percorso che conduce dalle macerie alla ricostruzione, anche l’economia circolare assume una dimensione che va oltre l’ambiente: quella della restituzione di valore a territori e comunità chiamati a ripartire dopo una delle prove più difficili della loro storia recente.


