
Entusiasmo alle stelle per il passaggio della Corsa Rosa sull’iconica salita di Ca’ del Poggio. Luca Zaia: “Questa strada merita di essere colorata di rosa”. Lo scrittore Mauro Corona: “Vivo la fatica dei ciclisti come fossi al posto loro”. E domenica 31 maggio tocca al Giro d’Italia Women San Pietro di Feletto (TV), 28 maggio 2026 – C’è una sottile striscia rosa che si insinua nel verde dei vigneti, sale sino a sfiorare il cielo, palpita della passione di migliaia di tifosi e colora le colline del Prosecco di un’emozione che sfida il tempo. Una rotonda, l’ultima curva. Poi la strada s’impenna e diventa uno spettacolo verticale: ecco il Muro di Ca’ del Poggio, ecco il grande popolo del ciclismo – 25 mila le presenze stimate lungo il chilometro di ascesa tra i vigneti – ecco lo spettacolo atteso un anno: il nono passaggio del Giro d’Italia (terzo consecutivo) dal 2009 a oggi. La tappa numero 18, i 171 chilometri da Fai della Paganella a Pieve di Soligo, giunge a Ca’ del Poggio pochi minuti dopo le 17. La giornata è afosa, il sole splende sui vigneti, poi arriva persino qualche goccia di pioggia. I corridori spingono sui pedali, alzano gli occhi verso la striscia d’asfalto che improvvisamente prende la strada del cielo e sembra quasi sovrastarli: la magia del Muro di Ca’ del Poggio li avvolge, scorre sotto le bici, prima di proiettarli verso il quart’ultimo traguardo – domani ci sono le Dolomiti, poi il Piancavallo e il gran finale di Roma – di un’edizione del Giro che, a meno di sorprese, passerà alla storia per l’incoronazione del nuovo re, Jonas Vingegaard.Dopo la fuga del quartetto composto dal belga Geens, dal maltese Mifsud, dal britannico Shaw e dall’italiano Bais, il gruppo si ricompatta poco prima dell’attacco del Muro. Il portoghese Eulalio attacca ma, prima della sommità del Muro, la maglia rosa Vingegaard lo riprende e passa primo sul Gpm. Il Muro (1,1 km con pendenza media del 12,3% e punte del 19%), tra curve e controcurve, sale sino a quota 242: siamo in collina, ma la cornice sembra quella di un tappone dolomitico. I primi tifosi arrivano all’alba: montano i gazebo, preparano i tavoli, accendono i fuochi. L’atmosfera è quella di una grande festa popolare. Non c’è albero, vigna o casa che non abbia appeso uno striscione, una foto, un incitamento. La strada tra i vigneti è una tavolozza di colori, disegni, slogan. Urla e applausi, foto e trombette, bici, bandiere e casette colorate di rosa. Ci mette del suo anche Poggy, il leone in rosa, la simpaticissima mascotte di Ca’ del Poggio, alla sua terza apparizione al Giro. In apertura di mattinata, poco prima del passaggio della Pedalata Mediolanum (un centinaio di ciclisti guidati dai grandi ex Alessandro Ballan e Paolo Bettini), spazio per l’inaugurazione del cippo celebrativo realizzato dallo scultore Valentino Moro, che ricorda le pietre posate dagli antichi romani lungo le strade per indicare la distanza progressiva. Il cippo riporta la pendenza massima (19%) del Muro, il profilo in ferro sottolinea i tratti della pendenza e la disposizione verticale, accentuata dalla lastra marmorea, conferisce all’opera il valore di totem, posto a testimonianza di un luogo significativo per i paesaggi spettacolari e per le ascese ciclistiche e podistiche che coinvolgono migliaia di appassionati.Per il Muro di Ca’ del Poggio si tratta del quinto passaggio del Giro d’Italia da quando – nel 2019 – le colline di Conegliano e Valdobbiadene hanno ricevuto il riconoscimento Unesco. L’evento diventa così, una volta di più, la perfetta sintesi di un territorio che, nella giornata più rosa dell’anno, esprime l’orgoglio di esserci, di mostrare le proprie bellezze.Organizzata da Alberto e Marco Stocco, le anime di Ca’ del Poggio, la Grande Festa Rosa, in cima al Muro, è anche una passerella per ospiti eccellenti. Urbano Cairo, presidente di RCS, accompagnato da Paolo Bellino e Matteo Zoppas, è un concentrato d’entusiasmo: “Non ero mai stato sul Muro, sono veramente impressionato, un luogo meraviglioso. Dobbiamo tornare anche il prossimo anno per fare il decimo passaggio: è una promessa, e io le promesse le mantengo”. Luca Zaia, tra mille selfie e strette di mano, lancia il sasso: “Dopo nove passaggi del Giro, il Muro meriterebbe di lasciare il nero dell’asfalto per diventare rosa”. Un’idea che a San Pietro di Feletto non dispiace. Chissà… L’epica del Muro colpisce anche allo scrittore Mauro Corona: “Da ragazzino ho vissuto la rivalità tra Coppi e Bartali, il ciclismo mi piace. E il Muro è talmente duro che, quando vedo i corridori salire, m’immedesimo e faccio anch’io fatica per loro”.Applaudito anche il sindaco di Treviso, Mario Conte (“Sono arrivato in macchina, ma prima o poi voglio fare il Muro in bicicletta”), il presidente della Regione, Alberto Stefani. E poi gli sportivi: Andrea Vendrame (ritiratosi dal Giro dopo la caduta in cui è stato coinvolto durante una delle tappe in Bulgaria), Jan Ullrich, Rudy Pevenage, Gianni Motta, Sasha Modolo, Silvio Fauner, Alessandro Troncon, gli ex arbitri di calcio Daniele Orsato e Gabriele Gava, oltre a Fausto Pinarello. Gli influencer Massimo Barco e Federica Negrin. Emozioni in salsa rock per il concerto di Maurizio Solieri, leggendario chitarrista di Vasco Rossi, mentre l’ex pilota motociclistico Marco Melandri ha mostrato un talento da campione anche nella sua nuova attività di dj.Il passaggio del Giro d’Italia sul Muro di Ca’ di Poggio è stata anche una grande occasione di solidarietà, con una raccolta di fondi a favore di tre importanti realtà: il Centro Trapianti di Midollo Osseo dell’Unità Operativa Complessa di Ematologia dell’ospedale Ca’ Foncello, il progetto “New School” che punta alla realizzazione di un nuovo edificio scolastico in Cambogia e l’iniziativa “Forza non è violenza”, un progetto di sensibilizzazione contro la violenza di genere, sviluppata attraverso il linguaggio dello sport e il coinvolgimento delle realtà sportive del territorio.Un muro di emozioni condivise in una giornata che resterà indimenticabile. Adesso tutti in montagna. E poi verso Roma. Con una certezza: il Giro in Veneto, anche grazie al Muro di Ca’ del Poggio, è più rosa che mai. E domenica tocca al Giro d’Italia Women, con la tappa Roncade-Caorle e un nuovo passaggio sul Muro. Una magia che si rinnova. —ABOUT CA’ DEL POGGIO C’è il Prosecco. E c’è il mare. Ca’ del Poggio Ristorante & Resort a San Pietro di Feletto, nel Trevigiano, coniuga alla perfezione le due anime della famiglia Stocco. Quella marinara, che ha portato Fortunato e la moglie Maria Stella ad affrontare una qualificata esperienza di ristorazione a Bibione, prima di trasferirsi a San Pietro di Feletto. E quella collinare, interpretata dai figli Alberto e Marco, che con l’aiuto dei genitori hanno fatto propria la tradizione familiare, rivisitandola con un tocco di modernità ed eleganza. Ca’ del Poggio Ristorante & Resort è aperto a San Pietro di Feletto, lungo la Strada del Prosecco Superiore Docg, dal 18 ottobre 1994, nel 2024 ha festeggiato dunque i 30 anni di attività.Se il panorama sulle Colline del Prosecco di Conegliano Valdobbiadene, Patrimonio Mondiale UNESCO dal 2019, che si ammira dalle sale di Ca’ del Poggio Ristorante & Resort va dritto al cuore, il palato degli ospiti della famiglia Stocco è deliziato da una cucina marinara che, grazie alla creatività degli chef Marco Stocco e Vincenzo Vairo, si è ormai imposta all’attenzione dei più severi gourmet.Molto conosciuto nell’ambiente sportivo – in via dei Pascoli, unica salita certificata dalla Federazione Ciclistica Italiana, ribattezzata Muro di Ca’ del Poggio e gemellata con il Muro di Grammont e il Mûr-de-Bretagne, sono già transitate le edizioni 2009, 2013, 2014, 2017, 2020, 2022, 2024 e 2025 del Giro d’Italia, il Campionato Italiano Professionisti del 2010 e le edizioni 2018 e 2021 del Giro d’Italia Under 23 – Ca’ del Poggio Ristorante & Resort dispone di 80 coperti inseriti in un ambiente elegante e al tempo stesso familiare, in cui Alberto Stocco e i suoi collaboratori fanno sentire gli ospiti come a casa loro.Dal maggio 2013, l’offerta turistica di Ca’ del Poggio è arricchita dall’Hotel Villa del Poggio, una struttura dotata di ogni comfort (e con una meravigliosa terrazza panoramica) che si integra alla perfezione con l’ospitalità offerta dal ristorante, trasformando quest’angolo della Marca Trevigiana – a 60 km da Venezia – in una specie di paradiso per una clientela che ama immergersi nell’atmosfera rilassata ed elegante delle colline del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg. Nelle vicinanze sono disponibili campi da golf e da equitazione, oltre a percorsi naturalistici da esplorare a piedi o con le mountain bike messe a disposizione dall’hotel, per una vacanza all’insegna del benessere e del relax. Nei dintorni si sviluppa inoltre il Sentiero di Papa Giovanni XXIII, un percorso di meditazione, pace e spiritualità dedicato alla memoria del “Papa Buono”, che, quando era ancora Patriarca di Venezia, amava ritirarsi tra le colline di San Pietro di Feletto per riposarsi e ritemprare lo spirito. Le ricerche del cardinale Loris Francesco Capovilla, storico segretario personale di Angelo Giuseppe Roncalli sin dagli anni veneziani, e di don Nilo Faldon, insigne storico locale, unite alla testimonianza della gente del luogo, hanno permesso di definire i luoghi toccati dall’abituale cammino del futuro san Giovanni XXIII durante i suoi soggiorni a San Pietro di Feletto, dove esiste anche una millenaria Pieve visitata ogni anno da migliaia di fedeli.


