
Circo all’in Circa al Giovanni da Udine
Una improbabile porta, poi un’altra e ancora… sono quattro le porte e quattro le figure maschili che varcano quelle soglie, che cercano un contatto surrealista, improbabile, impossibile, tra danza e mosse acrobatiche per una lettura per grandi e bambini.
I bambini hanno colto il gioco dei passi, i saluti e la musica accompagnatoria di una storia fantastica non raccontata.
Gli adulti chissà quanti messaggi.
Noi siamo propensi a leggere un’ironia del perbenismo borghese che si costruisce su finzioni comportamentali ma poi rivela la sua arroganza (infatti I quattro uomini parlano ognuno per suo conto e non si preoccupano di capirsi.)
Peraltro queste porte rivelano gusci vuoti, luoghi non luoghi, finti tentativi di trovare un dialogo che sostanzialmente non interessa, se non nella formalità degli atteggiamenti.
-Gli stessi – é il titolo di questo viaggio scenico tra le divisioni che siglano la nostra esistenza, tra le incomunicabilità di ogni giorno, perché i nostri passi tra i nostri simili sono vani tentativi di aprire porte e colloqui.
L’idea drammaturgica di Davide Perissutti e Roberto Magro si esprime nel quartetto Maida, Visintini, Bertolotti, Panagrosso, nella loro elegante e umoristica movenza, in una gestualità acrobatica che disegna l’aria, come quella bandiera bianca che sventola prima e dopo il racconto per gesti e vuole forse testimoniare la resa di fronte all’evidenza dei I fatti e allipocrisia inevitabile, in una società di porte che rimangono chiuse.
Vito Sutto


