
C’è un confine tra la memoria e l’oggetto.
E’ un confine fragilissimo perché la memoria è immateriale e l’oggetto solido e palpabile, la memoria ha tante variabili l’oggetto una sola tattile identità.
È così un tappeto pieno di oggetti ci ha accolti al Teatri Stabil Furlan dove uno spettacolo con due donne protagoniste ci ha portato a un altro confine, quello tra Italia e Yugoslavia.
[19/4, 18:08] Sutto Vito: Aida Talliente e Patrizia Jurincic hanno raccontato il loro confine tra due mondi lontani e allo stesso tempo vicini, quei mondi vicini che la politica ha reso lontani.
Oggi due amiche, una di qua e l’altra di là di una corsia lo hanno superato quel confine e si mostrano luna all’altra oggetti e fotografie, si raccontano storie di uomini e donne che la lingua differente non ha separato.
[19/4, 18:08] Sutto Vito: Aida parla in italiano e Friulano, Patrizia in Sloveno ma le due ragazze si capiscono, usano la lingua dell’accoglienza e della disponibilità, della volontà di superare i confini materiali e mentali, nella consapevolezza che c’è in noi un’anima razionale oltre che immateriale.
Lo spettatore entrava nella scena al buio, quasi si chiedesse a chi osserva quel mondo, di non turbare quell’intimita ‘. Tra due anime che hanno la grande coscienza che la vicinanza spirituale abbatte ogni barriera.
Vito Sutto


