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UDINESE…CON QUALCHE RIMPIANTO ERA GIÀ TUTTO PREVISTO

redazione 14 Marzo 2026

Udine. Sotto il plumbeo cielo friulano, s’è consumato un rito officiato da tal Runjaic, stratega di stirpe alemanna che par aver scambiato il campo di gioco per una scacchiera di soli pedoni. In una sfida contro la Vecchia Signora, dove l’ardimento dovrebbe essere il pane quotidiano del povero, il nostro ha pensato bene di stravolgere la logica del fútbol arretrando il buon Ehizibue ed al suo posto mettere Zarraga, buono si ma non li nel castello difensivo. Un’eresia tattica che profuma di timor panico.​L’Udinese, schiava di un atavico complesso di inferiorità, s’è mossa con la circospezione di un bracconiere nella riserva del re. La difesa zebrata di Torino non pareva certo la linea Maginot, eppure i friulani, invece di puntare la baionetta verso la porta avversa, preferivano rifugiarsi in un insistito e stucchevole retropassaggio. Una roba da far venire l’orchite anche ai santi: cercavano di non prenderle, dimenticando che per vincere, a questo gioco, bisogna pur sempre buttarla dentro.​Il fattaccio tattico Il peccato originale risiede però nel posizionamento di Zarraga. Mettere un fine dicitore di centrocampo a far lo stantuffo sulla fascia è come chiedere a un violinista di battere il ferro in officina. Risultato? La copertura latita, il buco si fa voragine e la Juve, sorniona come un gatto nel pollaio, s’infila proprio lì per siglare il vantaggio.​ Nella ripresa s’è visto un timido risveglio, un sussulto d’orgoglio in mezzo a tanta flemma. Ekkelenkamp s’è ritrovato sui piedi la palla del destino, fotocopia di quella sabauda, ma l’ha sciupata sotto la pressione d’un difensore. Qui casca l’asino e sorge il sospetto: a maglie invertite, il fischietto avrebbe certamente decretato la massima punizione. Ma nell’area della Juve, si sa, il tocco diventa improvvisamente “lieve”, quasi una carezza tra gentiluomini.​”In questo Stadio Friuli che pareva una succursale del tempio juventino, s’è vista la solita recita a soggetto. Come cantava il bardo Cocciante con voce roca, era già tutto previsto.”​L’Udinese resta nel suo limbo di provincia, vittima di troppo catenaccio passivo che non onora la sua storia,l a Juve ringrazia e riparte, senza aver sudato nemmeno troppo le nobili camicie.

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