
Udine. Sotto un cielo che par tinto, s’è consumato l’antico rito del pallone tra i friulani di Kosta Runjaić e i toscani del Pisa. Ne è uscito un pareggio che sa di mosto acerbo, una partita masticata a lungo ma mai digerita, dove l’Udinese ha mostruosamente giganteggiato nel manovrare, per poi perdersi nell’attimo fuggente del raddoppio.
L’errore del gigante di ebano
L’episodio che ha mutato il volto al meriggio è giunto come una stilettata improvvisa. Okoye, il portiere bianconero, ha pagato dazio a una colpevole sicumera. Sul gol del Pisa, nonostante il tiro fosse molto bello il ragazzo avrebbe forse potuto pagarlo ma pareva intento a misurar la gittata delle nubi piuttosto che la traiettoria della sfera: fuori posizione, sbilanciato come un fante sorpreso dalla pioggia senza mantellina, s’è fatto infilare laddove un guardiano del tempio avrebbe potuto arrivare. Peccato di gioventù o di concentrazione, sta di fatto che la frittata è servita. Se poi pensiamo al secondo schiaffo, colpa di tutta la difesa, ma una palla del genere va assolutamente fermata. Peccati di gioventù o di concentrazione, sta di fatto che la frittata è servita…nuovamente.
La classe del “sopravvissuto” e le geometrie di Solet
In mezzo al campo, gli occhi erano tutti per Nicolò Zaniolo. Tormentato dai dubbi della vigilia, sospeso tra l’infermeria e il prato fino a un’ora dal fischio, il ragazzo ha risposto presente. Ha giocato discretamente, con quel fare da nobile decaduto che cerca di riprendersi il trono; non ha strappato le vesti, ma ha dato sostanza a una manovra che spesso rischiava l’asfissia.
Ma la vera sorpresa per i fini palati del “Friuli” è stata la sagacia tattica di Solet. Il difendente, soprattutto verso fine gara, s’è travestito da architetto, pennellando bei palloni quasi da regista, da fare invidia ai centromediani metodisti di un tempo. La sorte, si sa, è femmina e volubile. Lo ha imparato a sue spese il povero Atta, la cui conclusione avrebbe meritato miglior destino: un palo clamoroso ha strozzato in gola l’urlo di chi già pregustava il vantaggio, rimandando il ragazzo a più miti consigli con la Dea Bendata.
E infine, il peccato mortale. Davis, colosso d’oltremanica, ha avuto sul tombino la palla del ko definitivo. In quegli istanti, il centravanti deve farsi boia e non filosofo; invece, Davis ha preferito la via della grazia, sprecando malamente l’occasione che avrebbe chiuso la contesa.
Un punto che smuove la classifica ma non l’anima. L’Udinese resta nel limbo, con molti “se” e troppi “ma” che ballano sotto la doccia anche perché tra 8 giorni arriva l’Inter


