GIGI LA LEGGE

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Il regista friulano Alessandro Comodin presenta il suo ultimo film in anteprima al Visionario martedì 24 e a Cinemazero mercoledì 25 gennaio Premio speciale della Giuria a Locarno e candidato ai David di Donatello 2023, un’opera poetica al confine tra fiction e documentario

 

.Torna nel suo Friuli il regista Alessandro Comodin, originario di San Michele al Tagliamento, e presenta “Gigi la legge” martedì 24 gennaio alle 20:00 al Visionario di Udine e mercoledì 25 alle 21:00 a Cinemazero di Pordenone (dopo l’anteprima di lunedì 23 alle 20:00 al Trieste Film Festival). Saranno presenti in sala anche il protagonista Gigi Mecchia, il cast Ester Vergolini, Annalisa Ferrari, Massimo Piazza e il produttore Paolo Benzi

«Una gioiosa lettera d’amore per un clown triste dal cuore grande»: è questa la motivazione del Premio speciale della Giuria del Festival di Locarno. In questi giorni il film ha ricevuto anche la candidatura al Premio Cecilia Mangini 2023 come miglior documentario ai David di Donatello: un nuovo importante riconoscimento per il regista friulano già apprezzato nei festival internazionali con “L’estate di Giacomo” (2012) e “I tempi felici verranno presto” (2016). 

Comodin, classe 1982, ormai stabilmente residente a Parigi, realizza film al confine tra fiction e documentario. “Gigi la legge”, ambientato nel suo paese natale, al confine tra Friuli Venezia Giulia e Veneto, è una commedia documentaria con protagonista suo zio, Pier Luigi Mecchia detto Gigi, un sovversivo e originale vigile di campagna un po’ pirata e un po’ signore.

Gigi è un vigile di campagna dove sembra non succedere mai niente. Un giorno, però, una ragazza si suicida sotto un treno. Non è la prima volta. Lì comincia un’indagine su un’inspiegabile serie di suicidi, attraverso uno strano mondo di provincia a metà tra realtà e fantasia, dove un giardino può anche essere una giungla e un poliziotto avere un cuore sempre pronto a innamorarsi e a sorridere.

«Per questo film sono tornato nel giardino della mia infanzia, luogo magico che è per me l’inizio di tutte le storie. – afferma Comodin. – Da quando ero bambino son passati trent’anni e nel frattempo gli alberi, come me, sono cresciuti, gli oggetti di ferro, come i miei capelli, arrugginiti, ma nulla è cambiato perché il custode di questo paradiso non è una persona qualsiasi. È Gigi, mio zio. Per me e Gigi il mondo è un giardino pieno di alberi, a volte sconfinato, a volte pieno di reticolati e frontiere, sempre buono ma anche luogo di angosce e desideri… Fuori dal suo giardino, Gigi è stato un vigile urbano, un semplice rappresentante della legge in una regione periferica. Questo film è prima di tutto il suo ritratto ed essendo Gigi un vero poliziotto, il film non poteva che prendere la forma di un ‘poliziesco’. Un poliziesco a misura del suo personaggio, sovversivo e originale, sincero e disarmante, simpatico e provocatore. Gigi si interroga e indaga, si lascia sommergere dalle passioni e curiosità… Attraverso i suoi occhi vediamo e sentiamo il suo mondo immerso nelle piante. Condividiamo i misteri che lo ossessionano, le passioni che lo attraversano e le risate che esplodono senza effetti e senza artifici…».

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