SERIE A: UDINESE NUOVAMENTE BEFFATA ALLO SCADERE

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E’ successo, per l’ennesima volta. L’Udinese subisce gol allo scadere e viene sconfitta dal Napoli per 2-1, in una partita in cui non le si può rimproverare proprio nulla, sia per atteggiamento messo in campo, sia per quanto attiene alla situazione della rosa, ridotta all’osso per via di infortuni e squalifiche, a cui aggiungiamo oggi nostro malgrado anche la lussazione alla spalla subita da Walace. I bianconeri si compattano, racchiusi a pieno organico entro la propria metà campo, nel tentativo di innalzare la linea difensiva avversaria e colpirla attraverso le solite micidiali ripartenze, oramai un marchio di fabbrica. E cosi accade effettivamente dopo 22 minuti, Zeegelaar pesca De Paul tutto solo al vertice destro dell’area di rigore, il fantasista argentino incrocia con il destro e fa 1-0 per i friulani, battendo l’incolpevole Ospina. Il vantaggio dura però solo nove minuti, fino a quando il capitano partenopeo Insigne pesca il compagno Milik (appena entrato a sostituire l’infortunato Mertens), che con una zampata da centravanti vero, insacca e pareggia i conti. Occasioni da una parte e dall’altra poi nel secondo tempo, la prima è per la squadra di Gattuso, che colpisce una clamorosa traversa con l’ex Zielinski, il cui possibile gol è negato solo dalla presenza della goal line technology, a dimostrazione che il pallone non aveva completamente varcato la linea bianca; puntuale la risposta di capitan Lasagna che, poco dopo, lascia esplodere un destro da appena dentro l’area, stoppato miracolosamente da un Ospina dalle mani di plastica. I ritmi cominciano dunque a calare, con l’Udinese che chiude abilmente ogni pertugio, negando gli spazi all’avversario, che continua disperatamente ad attaccare, senza però creare grossi grattacapi alla retroguardia bianconera; l’occasione più clamorosa capita però sempre sui piedi del nostro “diez”, il quale completa un magnifico contropiede, ricevendo da Lasagna e superando il portiere avversario con un delizioso tocco sotto, stoppato appena in tempo da Koulibaly, che nell’intervenire, sfiora il clamoroso autogol colpendo in pieno l’incrocio dei pali. Si fa male Walace, i centrocampisti a disposizione di Gotti sono finiti, dentro dunque Ekong, con Nuytinck spostato in cabina di regia; da qui si capisce che qualcosa può non andare per il verso giusto, il tecnico dei friulani opera le sostituzioni solo in caso di necessità, a differenza di Ringhio, la cui panchina è ben più lunga e ricca di scelte; Ter Avest al posto di Zeegelaar, sarebbe un esterno destro, piazzato però a sinistra, poiché l’unico giocatore di ruolo in quella posizione, viene fatto giocare -sempre per assenza di alternative -a sostegno dell’ unica punta Nestorovski, andando a sostituire uno sfinito Lasagna. Non occorre di certo dire che siamo in piena emergenza, i dati parlano chiaro. Minuto 94: ultima azione per gli azzurri che attaccano a pieno organico con la forza della disperazione, palla tra i piedi di Politano, il quale si gira ed esplode un sinistro micidiale, che colpisce il palo e si insacca alle spalle dell’incolpevole Musso. L’Udinese viene dunque beffata per l’ennesima volta sul finale, perdendo un punto importante più per il morale che per la classifica, non vedendo ancora una volta riconosciuti, l’impegno e l’abnegazione dimostrati sul rettangolo di gioco; rimango pertanto fedele alla mia tesi, questi ragazzi meriterebbero molto di più, lottano e si sacrificano l’uno per l’altro, si motivano a vicenda e rincorrono ogni pallone, spendendo tutte le energie che hanno in corpo, una mentalità di questo tipo mi fa venire la pelle d’oca.. e penso di non essere l’unico; proprio per questo l’amarezza per la sconfitta è davvero tanta, ma rendiamo onore alla prestazione dei nostri ragazzi perchè davvero se lo meritano. Anche con la Juve bisognerà crederci, malgrado il blasone dell’avversario ed un’infermeria stracolma, sono convinto che prima o poi i nostri sforzi verranno adeguatamente ripagati; come diceva un noto proverbio: “chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso”.

Samuele Marcon

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