“ISIDORA”, QUANDO UN’UTOPIA DIVENTA TRATTORIA

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All’uomo che cavalca lungamente per terreni selvatici viene desiderio d’una città.
Finalmente giunge a Isidora, città dove i palazzi hanno scale a chiocciola incrostate di chiocciole marine, dove si fabbricano a regola d’arte cannocchiali e violini, dove quando il forestiero è incerto tra due donne ne incontra sempre una terza, dove le lotte dei galli degenerano in risse sanguinose tra gli scommettitori. A tutte queste cose egli pensava quando desiderava una città. Isidora è dunque la città dei suoi sogni: con una differenza. La città sognata conteneva lui giovane; a Isidora arriva in tarda età. Nella piazza c’è il muretto dei vecchi che guardano passare la gioventù; lui è seduto in fila con loro. I desideri sono già ricordi.
” (Italo Calvino, “Le città invisibili”).

Nell’immaginario di Italo Calvino, Isidora è una città ideale e fantastica, utopica, dove l’impossibile diventa possibile; si tratta di un sogno realizzato soltanto attraverso le parole, capace di affascinare migliaia di lettori, ma pur sempre racchiuso tra le pagine di un romanzo… Ma possibile che non si riesca a liberare quel sogno, a passare dalle parole ai fatti?

Probabilmente è con questo pensiero che nel 2010 Monica Perugini decide di fondare la cooperativa sociale di lavoro Onlus “Isidora”, oggi costituita come associazione di promozione sociale aderente alle ACLI – Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani, il cui obbiettivo primario è quello di garantire un lavoro dignitoso e stabile a ragazzi con disabilità psicofisica e intellettiva. Oltre a offrire servizi socioeducativi e di gestione del tempo libero, con attività ludico-ricreative o di sostegno extrascolastico rivolte in particolare ai minori disagiati, dal 6 giugno 2013 “Isidora” gestisce anche una trattoria che porta il suo stesso nome; in questo locale sono attualmente impiegate a tempo indeterminato dodici persone, ovvero dieci ragazzi disabili di età compresa tra i 25 e i 35 anni (ma è in corso l’inserimento di un ragazzo diciottenne, nell’ambito di un progetto di alternanza scuola – lavoro) e due operatori, cioè un educatore e un tutor professionale. Nello specifico, l’organico della trattoria è composto da otto addetti alla sala e aiutanti di cucina, un addetto alle pulizie e un cuoco, coadiuvato dal tutor professionale nella preparazione dei piatti di pesce, proposti nel fine settimana; l’educatore invece accompagna i ragazzi in tutte le fasi del lavoro, aiutandoli per esempio a preparare i tavoli, accogliere i clienti e prendere le comande, ma anche insegnando loro a instaurare rapporti corretti e a gestire le proprie emozioni.

Senza nulla togliere agli altri dipendenti di “Isidora”, lo chef Michele Pio De Lillo merita una menzione speciale: si tratta di un ragazzo ventinovenne, sordomuto profondo, che ha frequentato con successo un centro di formazione professionale del mantovano diplomandosi in addetto alla ristorazione e ora può guadagnarsi da vivere grazie al suo talento; nell’ambito di Expo 2015, Michele, famoso per la sua “cucina del riciclo” (nella quale non si butta via niente), è stato l’unico disabile a essere premiato tra i migliori giovani cuochi della regione Lombardia, classificandosi al trentunesimo posto su 51 candidati ammessi alle selezioni.

I piatti realizzati da Michele si ispirano principalmente alla tradizione culinaria locale e le materie prime utilizzate (quali ad esempio la carne, il formaggio e la pasta fresca) provengono da una filiera molto corta; questo consente a “Isidora” di proporre un menù “espresso”, con prodotti sempre freschi e pietanze preparate al momento. Poiché la trattoria è aperta tutti i giorni, compresa la domenica, a pranzo (a cena solo su prenotazione) e propone menù a prezzi modici (tra i 7 e i 10 €), tra i suoi clienti più affezionati vi sono molti lavoratori, ma anche famiglie, gruppi o associazioni che ormai hanno imparato a conoscere tutto lo staff e ad apprezzarne le peculiarità; i ragazzi premiano la fedeltà dei clienti offrendo loro un buon servizio, ma anche con amicizia e simpatia, scherzando e informandosi sulle loro vite, operando sempre all’insegna della correttezza ed evitando per quanto possibile di creare situazioni problematiche.

Lo stesso rapporto amichevole e cordiale esiste anche tra tutti i dipendenti di “Isidora”, che in questi anni hanno acquisito una sempre maggiore consapevolezza di sé e delle proprie potenzialità, migliorando anche la loro percezione dell’altro; attualmente si sentono parte di una realtà imprenditoriale che pone al centro la persona, focalizzandosi sulla sua sensibilità e su ciò che è in grado di fare, piuttosto che sui limiti imposti dalla sua condizione psicofisica.

Qui sta il punto di forza e al tempo stesso l’obbiettivo di Monica Perugini e di tutti coloro che come lei, in diverse città d’Italia, hanno creato simili “isole felici” e si adoperano quotidianamente affinché ciò che sembra impossibile diventi possibile: riuscire a migliorare la qualità della vita dei ragazzi diversamente abili attraverso un lavoro stabile e dignitoso, oltre che attraverso l’inclusione sociale; d’altro canto, tramite esempi positivi come “Isidora”, il mondo forse comprende che in una società civile rispettare i diversi ritmi di vita e di lavoro di ogni persona è possibile, oltre che doveroso.

Sarebbe importante che il concetto venisse recepito soprattutto dalle istituzioni regionali e statali che finanziano l’attività di queste microimprese, cosicché esse non venissero più considerate alla stregua di progetti sperimentali da sostenere soltanto nella fase di avvio, bensì come delle vere e proprie realtà professionali meritevoli di ricevere incentivi economici in via continuativa; la maggior disponibilità di fondi consentirebbe loro di assumere e formare adeguatamente, con l’imprescindibile supporto degli educatori e dei tutor, un numero sempre più ampio di ragazzi diversamente abili, altrimenti costretti a rimanere a casa o a venire “parcheggiati” nei centri diurni, senza alcuna possibilità di integrarsi nel tessuto sociale e di garantirsi un futuro. L’inserimento lavorativo di più persone all’interno delle microimprese andrebbe anche a vantaggio della collettività, che potrebbe usufruire di un servizio qualitativamente migliore e non dovrebbe sobbarcarsi alcun costo assistenziale per questi soggetti.

In un prossimo futuro “Isidora” conta di crescere ulteriormente, sia in termini di organico che per quanto riguarda il servizio reso alla clientela; la speranza è anche quella di stimolare altre realtà a replicare l’esperienza, in modo che un numero sempre maggiore di ragazzi diversamente abili possa aspirare a un lavoro stabile e dignitoso attraverso il quale sentirsi realizzato e apprezzato, nonché motivato a intraprendere progetti di vita indipendente e autonoma. Per raggiungere questi obbiettivi è indispensabile il sostegno degli enti pubblici, come già evidenziato più sopra, ma occorre altresì pensare a una modifica della normativa vigente, che al momento, di fatto, preclude il lavoro ai titolari di una pensione di invalidità civile, poiché la percezione di un reddito da lavoro dipendente, per quanto basso, comporta la perdita del diritto alla pensione stessa e pertanto induce le famiglie dei disabili a considerare il loro ingresso nel mondo del lavoro come un danno piuttosto che come un’opportunità positiva.

In attesa che qualcosa cambi, “Isidora” continua a dare il buon esempio caratterizzandosi come una realtà provinciale che opera quotidianamente sul territorio, dove ormai è ben radicata, e promuove al massimo l’inclusione sociale dei ragazzi disabili, il coinvolgimento delle loro famiglie e la partecipazione della collettività al loro percorso di vita, anche attraverso l’adesione a progetti extra-lavorativi, riguardanti ad esempio la gestione del tempo libero. Chi volesse seguire “Isidora” pur non essendone cliente assiduo o non abitando in Lombardia, ha l’opportunità di farlo tramite il sito web o la pagina Facebook della trattoria; questi canali forniscono a chiunque lo desideri, la chiave d’accesso virtuale a un mondo che a prima vista sembrerebbe utopico, ma che i fatti dimostrano essere assolutamente possibile e reale, un microcosmo (che in futuro si spera diventi un macrocosmo) nel quale la diversità è un diritto, mentre la diseguaglianza è un delitto!

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