Udinese 3 – Sassuolo 0: questione di fede

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Tornato dalla mia lunga vacanza nel paradiso fiscale di Grado Pineta, mi ritrovo catapultato nella Dacia Arena.

L’Udinese è tenuta a vincere per confermare quanto di buono espresso nelle ultime due giornate. Anche il Sassuolo, nonostante le assenze, deve fare tre punti per chiudere in serenità il giro di boa del campionato.

I bianconeri (quelli con la fedina pulita illibata, per capirci) si schierano con un 5-3-2, non chiamiamolo diversamente che sarebbe offensivo nei confronti dei pallottolieri e delle relative associazioni di categoria. I sassolini (come si chiamano gli abitanti di Sassuolo?) si presentano con il collaudato 4-3-3.

Nei primi minuti i neroverdi (oggi blu per un errore di lavaggio) cercano di spingere e costringere i nostri a stare bassi.

Invocato da un sabba vudù, il semidio delle spallate Okaka, si materializza in campo con due colpi di testa: il primo finisce nel mondo delle anime disperate, il secondo accontenta le blasfeme preghiere della nord insaccandosi.

Il profeta Musso, a cui il padre dello spogliatoio Gotti ha consegnato le sacre chiavi della porta inviolabile, chiude il passaggio all’aldilà. L’eroe Nuitnick, protettore delle terre abbandonate della regione di Sema, non sbaglia nulla e addirittura acquisisce il sacro dono del lancio preciso.

Il mostro Mandragora ruba la sacra ampolla dei tempi di gioco e con la sua ritrovata saggezza tattica, calamita tutti i palloni che passano nella sua immensa aurea.

Rodrigo De Paul, caduto da bambino nel sacro fiume della classe e dei piedi buoni, vede il futuro (speriamo non troppo lontano) e fa il bello è il cattivo nel presente, lasciando per ultimo il segno su questa sfida.

Prima di lui anche l’umile Sema alato aveva tracciato la linea perfetta del raddoppio.

Colui che ha il dono di ribaltare l’azione, sua eminenza Fofana, divide il campo fra ciò che è e ciò che serve.

Il dono più sfigato ce l’ha Larsen, parlo del dono dell’invisibilita, infatti nessuno lo vede mai libero sulla destra.

Lasagna mantiene la maledizione di correre per tre e ammazzarsi di fatica senza gloria.

Gotti dalla sacra panchina cerca anche di cambiare modulo in corso, cose che su queste terre non si vedeva dai tempi dei tre Magi.

Questione di fede.

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