UNA META PER NON VIVERE A METÀ

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Viviamo in un’epoca nella quale tutto cambia velocemente e tutto è precario, non possiamo fingere di non saperlo; eppure, quando il destino ci gioca un brutto scherzo sconvolgendo i nostri piani da un giorno all’altro, cadiamo spesso in depressione, non abbiamo la forza di reagire e riusciamo soltanto ad arrabbiarci con la vita perché ci ha tolto tutto. Ma com’è che diceva quel vecchio proverbio? “Finché c’è vita, c’è speranza”, giusto? Ed è proprio così, perché, come ci ricorda Nicolò Toscano – atleta e Presidente dell’A.S.D. Padova Rugby – “la vita offre mille possibilità, sta a noi coglierle e farle diventare realtà!

Se effettivamente vogliamo dimostrare a noi stessi e al mondo che non siamo disposti ad arrenderci di fronte all’ineluttabilità del fato, ma al contrario siamo desiderosi di rinascere più forti di prima, un buon modo per farlo è senz’altro quello di metterci (o rimetterci) in gioco attraverso lo sport; la pratica di un’attività sportiva, qualunque essa sia, rafforza il corpo e lo spirito, accresce l’autostima (in quanto focalizza l’attenzione sulle capacità residue piuttosto che sui limiti di ciascuno) e inoltre (se si tratta di uno sport di squadra) favorisce la socializzazione e l’integrazione.

Lo sa bene un atleta del calibro di Alvise De Vidi, pluricampione di atletica leggera paralimpica e nuotatore, che è riuscito ad affermarsi nello sport pur essendo tetraplegico e avendo una lesione molto alta, quindi molto grave; d’altro canto però, uno sportivo come lui sa anche che i risultati sono tanto migliori quanto più l’attività praticata è rispondente alle inclinazioni personali e alle caratteristiche psicofisiche di ciascuno. Ecco perché egli ha fortemente sponsorizzato l’arrivo del rugby in carrozzina (wheelchair rugby) in Italia, per permettere anche alle persone con disabilità gravi di cimentarsi in uno sport di squadra, aggressivo e di contatto, qualora lo desiderino.

Le partite di wheelchair rugby si giocano abitualmente su un campo da basket regolamentare e sono articolate in quattro tempi da otto minuti ciascuno, con intervalli di due minuti alla fine del primo e del terzo periodo, mentre dopo il secondo tempo vi è un intervallo di cinque minuti; la palla non è ovale, bensì sferica, molto simile a quella da volley; lo scontro tra carrozzine è invece paragonabile al placcaggio del rugby “tradizionale”, come pure lo scopo del gioco, che è quello di fare punto superando una linea di meta delimitata da due coni. Possiamo dunque intuire come le regole di questo sport siano mutuate anche dalla pallacanestro e dalla pallavolo, oltre che naturalmente dal rugby, ma quali sono esattamente le sue origini?

È presto detto: esse sono da ricercare in Canada, a Winnipeg, dove, alla fine degli anni Settanta, un gruppo di giovani tetraplegici propone un’alternativa al basket in carrozzina; inizialmente questo nuovo gioco si diffonde soltanto nei Paesi anglofoni (Canada, Stati Uniti e Gran Bretagna) e occorre attendere fino al 1993 perché venga ufficialmente riconosciuto a livello internazionale e abbia una propria federazione, che è appunto la Federazione Internazionale di Rugby in Carrozzina, più nota come International Wheelchair Rugby Federation – IWRF. I primi campionati mondiali si svolgono nel 1995 a Notwill, in Svizzera, con otto squadre in gara; l’anno successivo, questo sport approda alle Paralimpiadi di Atlanta a scopo dimostrativo, mentre quattro anni più tardi a Sydney viene riconosciuto come sport paralimpico premiato con medaglie.

In Italia il rugby in carrozzina fa la sua comparsa nel 2011, quando a Padova nasce il primo club, che guarda caso è proprio l’A.S.D. Padova Rugby citato in apertura. L’associazione nasce per volontà di Lorenzo Morini, che per qualche anno la presiede, e inizialmente raggruppa tutti gli atleti veneti; in un secondo tempo però, gli atleti veronesi e vicentini decidono di fondare squadre “autoctone” e si staccano dal club padovano, diventandone di fatto avversari.

Nonostante questa scissione, il gruppo oggi presieduto da Nicolò Toscano non perde il suo smalto, anzi, con una rosa di sette giocatori che si alternano a formare il quartetto in campo e uno staff tecnico composto da cinque persone (tra le quali anche un meccanico per la manutenzione delle carrozzine), ha vinto agevolmente le prime due edizioni del campionato italiano e sogna di infilare una bella tripletta, visto che per ora mantiene il comando della classifica sebbene la Polisportiva Milanese gli stia con il fiato sul collo, a soli tre punti di distacco.

In attesa di vedere come si concluderà il campionato, la cui ultima giornata si giocherà a Milano il 16 novembre prossimo, ben quattro tesserati dell’A.S.D. Padova Rugby hanno indossato la maglia della Nazionale e sono volati in Spagna per partecipare ai Campionati Europei di Rugby in Carrozzina Divisione C, che si sono disputati a Oviedo dal 30 settembre al 6 ottobre; con loro anche l’allenatore Franco Tessari (che oltre ad essere il “mister” del club patavino è il Commissario Tecnico degli Azzurri), l’assistente tecnico Roberto Convito e altri otto atleti selezionati tra quelli delle cinque ulteriori formazioni militanti nel campionato italiano, ovvero la già citata Polisportiva Milanese, la H81 – Wheelchair Rugby Vicenza – 4 Cats, i Mastini Cangrandi Verona, l’ASD Ares Centurioni Wheelchair Rugby Roma e i Romanes Wheelchair Rugby.

I risultati ottenuti in terra iberica, dove i rugbisti guidati dal CT Tessari si sono scontrati con le Nazionali di Repubblica Ceca, Israele e Spagna aggiudicandosi il terzo posto in classifica, sono stati apprezzabili ma purtroppo insufficienti ai fini della promozione in categoria B, riservata alle squadre detentrici del primo e secondo piazzamento; ciò significa che nel prossimo futuro gli Azzurri dovranno mettercela tutta per cercare di raggiungere l’obbiettivo che a Oviedo hanno soltanto sfiorato.

Sicuramente, i giocatori dell’A.S.D. Padova Rugby non mancheranno di apportare il loro contributo e continueranno ad allenarsi per diventare sempre più competitivi sia in ambito nazionale che internazionale, effettuando trasferte anche fuori dall’Italia (per esempio in Austria e Germania); mantenere questi standard comporta però delle spese di gestione piuttosto elevate (circa ventimila euro a stagione, escludendo il costo delle carrozzine, che si aggira intorno ai cinquemila euro cadauna), ecco perché alla squadra farebbe molto comodo trovare uno sponsor, per avere qualche risorsa economica in più oltre a quelle che attualmente ottiene grazie ai bandi indetti dal Comitato Paralimpico regionale o alla generosità di alcune piccole aziende locali.

Nella speranza che tra i lettori di quest’articolo ci sia qualcuno disposto a sostenere finanziariamente il team padovano, che come già detto potrebbe presto riconfermarsi campione italiano per il terzo anno consecutivo, non ci resta che augurare a tutti i suoi componenti di riuscire a segnare molte altre mete, in campo, ma soprattutto fuori, nella vita di ogni giorno!

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