“GABRYDANCE”, QUANDO IL BALLO RENDE LA VITA UNO SBALLO

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Napoli, 1984: Gabriele Cretoso, un bambino di appena sei anni, rimane coinvolto in un grave incidente stradale; secondo i medici è una fortuna che sia ancora vivo ed è quasi un miracolo che dopo una degenza di quarantaquattro giorni riesca ad uscire dall’ospedale sulle sue gambe. Grazie al cielo, questa brutta avventura non lascia strascichi di alcun tipo e Gabriele può crescere sano e forte, coltivando le sue passioni e inseguendo i suoi sogni, tra i quali c’è anche quello di diventare un ballerino; da allora però, egli si sente in debito con la vita, che inaspettatamente gli ha donato una seconda possibilità, ed è consapevole che prima o poi dovrà trovare un modo per ricambiare il favore.

L’occasione si presenta agli inizi del Terzo Millennio quando Gabriele, che ormai è un maestro di danza affermato e dirige una scuola tutta sua (la “Gabry Dance” di Poggiomarino, in provincia di Napoli), viene interpellato da una scuola primaria per un progetto di avvicinamento degli alunni alla danza sportiva; tra i partecipanti c’è anche una bambina affetta da tetraparesi spastica distonica, che trascorre gran parte della sua giornata su una sedia a rotelle: come farle vivere le grandi emozioni che la danza può dare?

Per Gabriele questa è una bella sfida, non sa ancora dove lo porterà, ma decide comunque di accoglierla mettendo in campo tutte le sue conoscenze; dopo qualche mese di lavoro, la bimba è sempre più entusiasta e negli anni successivi le sue condizioni psicofisiche migliorano al punto che riesce addirittura ad abbandonare la carrozzina, imparando a camminare senza ausili. Intanto arriviamo al 2007, anno in cui la Federazione Italiana Danza Sportiva – FIDS viene ufficialmente riconosciuta dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano – CONI; in quello stesso anno, il maestro Gabriele Cretoso decide che la danza sportiva deve entrare anche nella sua scuola e chiunque lo desideri, indipendentemente dalle abilità che possiede, deve avere l’opportunità di praticarla, o almeno di provarci.

Così nella scuola iniziano ad arrivare aspiranti ballerine (e ballerini) con disabilità motorie, intellettivo-relazionali, uditive o visive, ai quali poi si aggiungono anche soggetti con sindrome di Down o con disturbi dello spettro autistico. Le danze standard che vengono insegnate sono il valzer inglese, il valzer viennese, il tango, lo slow foxtrot e il quickstep; ad esse si affiancano i balli latinoamericani, le danze caraibiche, il ballo liscio e la show dance, nella quale le coreografie hanno lo scopo di raccontare una storia con una trama precisa; in sostanza, le discipline che si imparano qui sono le stesse che si imparano nelle altre scuole, a cambiare è il metodo di insegnamento, che è diverso per ogni allievo, personalizzato in base alle sue esigenze e capacità, ai suoi punti di forza e alle sue debolezze.

L’aria che si respira tra le mura della scuola di Poggiomarino profuma di integrazione e inclusione vera, lontana dal pietismo o dal sensazionalismo; i bambini e ragazzi che frequentano i vari corsi vengono innanzitutto educati a rispettare le persone in quanto tali e a considerarle nell’interezza del loro essere, guardando oltre la diversità o la disabilità. Per i corsisti normodotati, danzare con i disabili e aiutarli così ad esprimere liberamente le proprie emozioni è un onore e un privilegio, mentre per i diversamente abili far parte di un gruppo “misto” è un motivo di orgoglio, uno stimolo a uscire dal guscio e a migliorarsi sempre di più.

Dal 2007 al 2012 il gruppo di atleti che praticano danza sportiva presso la “Gabry Dance” e sono regolarmente iscritti alla FIDS continua a crescere, sia nei numeri che nelle prestazioni; ecco perché nel 2012 il maestro e direttore della scuola Gabriele Cretoso pensa sia giunto il momento di formare una squadra di ballerini da competizione, che rappresenti questa bella realtà (unica del suo genere in Meridione) sulla scena regionale, nazionale e internazionale.

Inizialmente la squadra è composta da quattordici elementi, sette uomini e sette donne, di età compresa tra i dieci e i trentun anni; si tratta di un gruppo molto unito, che produce subito grandi risultati, infatti già nel 2013 conquista il gradino più alto del podio ai Campionati italiani di Show Dance che si svolgono a Rimini. Nel biennio successivo il palmares della squadra si arricchisce con altri due ori, anch’essi vinti ai Campionati italiani; la vittoria più importante arriva però nel maggio dello scorso anno, quando gli atleti della “Gabry Dance” trionfano ai Campionati Europei Paralimpici che la International Dance Organization – IDO organizza per la prima volta in Italia, a Genova.

Nonostante la grande soddisfazione per gli obbiettivi raggiunti, che ripaga tutte le fatiche di questi anni, Gabriele Cretoso e i suoi ragazzi non intendono sedersi sugli allori, tant’è che ai Campionati Italiani di categoria 2019 (che si sono conclusi il 14 luglio a Rimini) hanno continuato a fare incetta di medaglie.

La squadra da competizione schierata quest’anno, che si esibisce sul tema de “Il gladiatore”, consta di undici elementi, sei dei quali sono diversamente abili; senza nulla togliere agli altri componenti del gruppo, è doveroso citare Mariangela Correale, una trentunenne originaria di Sarno (SA) che ormai da cinque anni ha coronato il sogno di diventare una ballerina su rotelle e oggi calca palcoscenici molto prestigiosi rappresentando l’Italia nel mondo con la Nazionale di Wheelchair Dance.

Ad oggi la Wheelchair Dance (danza in carrozzina) è l’unica forma di danza sportiva riconosciuta dal Comitato Paralimpico Internazionale (più noto come International Paralympic Committee – IPC), principale responsabile dell’organizzazione dei Giochi Paralimpici estivi e invernali; ciononostante essa non risulta ancora inserita tra le discipline ufficialmente presenti in questa importantissima manifestazione sportiva, un obbiettivo a medio e lungo termine è dunque sicuramente quello di portare alle Paralimpiadi non solo la danza in carrozzina, bensì anche la danza sportiva praticata da atleti con disabilità che non siano di tipo fisico-motorio.

Nel suo piccolo, la “Gabry Dance” sta già lavorando per raggiungere questo traguardo, infatti ha già avviato un progetto i cui protagonisti sono ragazzi con autismo e a breve ne inizierà un altro che coinvolgerà i ragazzi con disabilità visiva; se tutto andrà per il verso giusto, in un prossimo futuro la danza sportiva paralimpica potrà contare su qualche risorsa in più anche grazie all’attività del maestro Gabriele e dei suoi collaboratori, ai quali prima di tutto interessa il coinvolgimento degli allievi (senza alcuna distinzione tra disabili e normodotati), delle loro famiglie, dei loro amici e di chiunque voglia seguirli e sostenerli nel loro percorso di crescita personale, artistica e sportiva.

Proprio per far sì che questo coinvolgimento sia il più ampio possibile, la scuola è presente anche sui social, con una pagina Facebook e un account Instagram; se ancora non bastasse, ha persino un canale Youtube, dal quale è tratto il video che potete vedere qui sotto, testimonianza concreta dell’ottima preparazione tecnica raggiunta dal gruppo e del grande affiatamento tra i suoi componenti. Il fatto che una squadra composta per il 60% da atleti diversamente abili riesca a ottenere simili risultati, conferma quella che per il maestro Gabriele Cretoso (ma anche per chi scrive!) è sempre stata una convinzione forte, ovvero che “nella disabilità c’è molto di più!”. E allora, sulla base di questo “leitmotiv”, non resta che continuare a seguire il maestro e i suoi allievi nella loro danza sulle note della vita, per capire con quale e quanto “di più” vorranno ancora stupirci!

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