A STAR IS BORN

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Presentato fra gli applausi alla Mostra del Cinema di Venezia, “A star is born” arriva finalmente nelle sale italiane.

La storia è lineare, semplice. È il remake di “È nata una stella” del 1937 e ha dentro di sè tutta la classicità, tutta l’integrità tipica dei vecchi film, in cui succede poco e la differenza la fanno gli interpreti. La chimica fra i due protagonisti è da brividi, tanto che il film come la vita di entrambi si spegne se non sono insieme. Fra loro non c’è solo l’amore e la musica, c’è anche l’alcool, la droga, e la paura di perdersi camminando su una linea sempre più sottile. Mentre la carriera di Ally decolla, quella di Jackson precipita, mentre lei emerge, lui annega. Eppure c’è sempre qualcosa di inafferrabile e fragile tra loro, qualcosa che li lega e che esplode quando cantano insieme.

Lady Gaga buca lo schermo, buca l’anima. La sua presenza è così intensa, così palpabile, che sembra di sentirla dal vivo. La sua voce tocca delle corde inaspettate, fa vibrare qualcosa dentro, lascia addosso una sensazione indescrivibile a parole. Ti spezza e ti ricompone, è insieme piacere e tormento. Proprio come l’intero film.

Bradley Cooper, al suo debutto come regista, è riuscito a realizzare un classico moderno, uno di quei film lunghi e ben costruiti che ti immergono in una storia emozionante anche se probabilmente non ha niente a che fare con te. Ma che riesci a sentire sotto la pelle, dentro le ossa. Uno di quei film che ti fa intravedere il “porto sicuro”, anche se solo per un momento.

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