A CASA TUTTI BENE

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Gabriele Muccino dopo l’esperienza americana, che l’ha reso famoso in tutto il mondo grazie soprattutto a “La ricerca della felicità”, torna alle origini per girare un film tutto italiano coinvolgendo alcuni fra i migliori attori del nostro Paese e scegliendo come location la meravigliosa Ischia.

In occasione delle nozze d’oro Alba e Pietro organizzano un pranzo nella loro villa sull’isola invitando tutta la famiglia. Figli, nipoti e altri familiari si ritrovano quindi ad affrontare una giornata fra gelosie e paure più o meno celate. Il fragile e artificioso equilibrio che si crea fra gli invitati è palpabile fin da subito e mette in luce i problemi che ruotano intorno a questa famiglia allargata. Si intuisce infatti che anche solo un piccolo scambio di battute provocatorie rischierebbe facilmente di trasformarsi in un dramma a cielo aperto. Fortunatamente l’equilibrio regge senza troppi scivoloni e tutti possono tranquillamente salutarsi concludendo la recita della famiglia felice prima di tornare alle loro vite.

Arrivati al porto però li attende una spiacevole sorpresa: a causa del maltempo i traghetti quella sera non partono. Per motivi diversi nessuno accoglie con gioia la notizia e le tensioni, prima discretamente nascoste e controllate, iniziano a farsi sentire sempre di più.

La convivenza forzata sull’isola provoca situazioni inaspettate e inasprisce i drammi che nell’arco di una sola giornata i vari membri della famiglia erano riusciti ad arginare. E allora spazio agli insulti, alle scenate isteriche, alla rabbia e alla passione. È un crescendo di emozioni contrastanti, un fiume in piena che coinvolge tutti dal primo all’ultimo. Ma non esplode, non si scarica, anzi si ripiega su se stesso.

Per quanto le interpretazioni siano ottime e la regia volutamente nauseante, “A casa tutti bene” non riesce comunque a suscitare l’empatia per i personaggi, una connessione fra le loro sensazioni e quelle dello spettatore. Non si tratta di immedesimarsi nelle loro storie, ma di sentirle cogliendo fra le righe qualcosa di familiare. E io quelle vite, quelle isterie, quelle gelosie – per quanto ben articolate – non le ho sentite.

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