L’Udinese cresce, ma ancora non basta.

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È così: l’Udinese cresce rispetto al recente passato, ma per fare punti contro formazioni più forti serve qualcosa di più. in particolare servirebbe quella pericolosità offensiva che oggi si è vista decisamente molto poco.
A parte questo, in tutta onestà mi trovo a malpartito nel cercare di commentare questa gara.
Perché essere quasi soddisfatti per una sconfitta non è nelle mie corde: ma oggi l’Udinese ha lottato, si è sbattuta esattamente come avrebbe dovuto fare contro S.P.A.L., Cagliari, Chievo. I giocatori sono gli stessi, le motivazioni anche ed allora mi spieghino come tre giorni di allenamenti segreti con Oddo provochino tale metamorfosi.
Perché aver ridotto il Napoli ad essere mai pericoloso: dico il Napoli, la squadra dal tridente più pericoloso d’Italia, dovrebbe da solo essere motivo di speranza per le prossime due, decisive gare contro Crotone e Benevento.
Eppure al netto della convinzione che qualcosa si stia muovendo (esattamente come quando l’anno scorso arrivò l’oggi vituperatissimo, ma non da me, Delneri), l’Udinese è ancora ferma a quota dodici. Attendo questa formazione al varco contro squadre più alla portata, dove non basterà l’impegno.
Quindi?
Quindi il Napoli vince a Udine una gara che non si merita: la Juventus è scesa alla Dacia dominando, dieci contro undici, e segnando sei reti; non tracheggiando a centrocampo, tirando a campare invece che in porta, quando una distrazione (l’unica) di Angella causa un rigorino che il vecchio Jorginho si fa parare da Scuffet: per certi versi è l’anno del Napoli, la palla torna sui piedi dell’italobrasiliano che decide la gara.
Quindi l’Udinese non ha un centravanti, e manca nel finalizzare la mole di lavoro che un centrocampo efficace, specie nella ripresa, porta nella metà campo azzurra. Perica lotta contro uno dei migliori centrali del mondo, avrebbe dovuto invece sfruttare le amnesie del romeno col numero ventuno, apparso decisamente meno sicuro. Del bosniaco subentrato nemmeno parlo: dovessi giudicarlo per il nulla messo in mostra mi deprimerei.
Quindi ero un sarriano convinto: mi piaceva l’idea di un Fidél che arrivasse ad una panca importante senza compromettere le proprie idee, mai; che chiedesse uno stipendio adeguato alle sue richieste e non alla difficoltà del compito richiesto al mister del Napoli; che pensasse sempre a offendere e mai a difendersi.
Già: da sarriano gli ho perdonato l’utilizzo, volgare, di un termine indicante l’omosessualità per offendere Mancini; ho abbozzato ascoltandolo, in una conferenza stampa prima di una gara di Champions a Manchester, chiedere ai suoi di essere “facce di…” e palleggiare in faccia agli avversari (i ragazzi di Guardiola gli infersero una medicina di quelle pesanti, andata e ritorno). Oggi però, per difendere una gara sbagliata dai suoi, chiama il terreno friulano ”indegno”: colpevole, il vile prato dell’Arena, di impedire il palleggio dei suoi infallibili.
Lui? Lui?? Non mi venga a dire che all’epoca del Tegoleto, dello Stia, del Cavriglia o dell’Antema o della Faellese; financo Sangiovannese o Arezzo le sue prodi formazioni giocavano su pelouse simili ad un tavolo da biliardo.
Il campo mi pareva tutto men che indegno: e questa scusicchia, degna di un cabarettista di terza categoria, mi ha inferto un colpo bestiale. Già: pensi a sé, in maniera critica. Non so infatti quanto tempo i suoi, sempre quelli (ne cambia massimo uno, quando stasera la Juve lascia fuori Pjanic e Higuaìn e fa debuttare Howedes in difesa), potranno reggere i ritmi imposti dalla tattica sarriana, bella finché si vuole (e a me piace, e molto) ma immancabilmente quella-e-sempre-quella.
Oggi l’Udinese ha impedito agli azzurri di giocare in ritmo, sporcando molte linee di passaggio e impedendo a Jorginho di innescare i triangoli mortali con i quali Mertens, Insigne e Callejon fanno impazzire le difese avversarie.
Il delitto sarebbe stato perfetto senza l’imprecisione che ha causato il calcio di rigore. Vista dalla parte napoletana, traboccante oggi partenopeo orgoglio, questa gara dovrebbe invece suonare un pesante campanello d’allarme. Già, perché se ci riescono, con tutto il rispetto, Angella e Danìlo non vedo come potrebbero non farlo i difendenti juventini, gente dallo spessore leggermente superiore.
Bravo Oddo: in tre giorni, lo dicevamo, i miracoli non si fanno; ma il pescarese ha subito individuato (ci voleva poco, solo un giovane che smascherasse il re nudo) il vulnus bianconero. E stranamente Samir, messo centrale, gioca una gara di spessore e poche sbavature; il laterale levantino ormai è necessario a questa squadra, lui con la sua fisicità e progressi sbattuti in faccia a noi detrattori del calcio iracheno; Barak fa il Barak, mentre Andreino Balj
gioca una gara double face: primo tempo discreto in difesa e impalpabile in attacco; una ripresa di grande spessore, dove fa il bello e cattivo tempo in mezzo costringendo Sarri a togliere Hamsik e Jorginho (in difficoltà) per inserire lo zar Zielinski e il cagnaccio Rog. Forse aveva ragione Andrija e torto la manica di allenatori che non lo vedevano; forse avevano ragione loro ed oggi il croatino potrebbe diventare un giocatore importante perché i predecessori dell’ex Lazio e Milan lo hanno tutelato. Alle prossime venti gare l’ardua sentenza.
Ancora in ritardo Fofana, che alterna accelerazioni delle sue ad errori non degni del suo talento. Crescerà, speriamo.
Ora Crotone: i pitagorici perdono contro la Juventus, per cui sarà una gara da appaiate in classifica. Serve una gara di carattere, voglia e coraggio, ad iniziare dalle primissime battute. Sono fiducioso, vedremo.
Piccola annotazione a margine. Risparmio il commento (lo sapete) sugli epiteti che le due curve si lanciano da decenni: amen, ce ne faremo una ragione. Ma vedere (abito a 200m dallo stadio) fermarsi qualche decina di monovolume e van al centro della strada, a venti metri da casa mia; scenderne un centinaio, forse due, di “tifosi” ospiti vestiti di scuro, con cappucci spranghe catene; ricevere in dono un petardo fra i piedi, ma mi scopro Careca e glielo ricalcio indietro (esploderà nel gruppo, affari loro: anni di curva si materializzano nella rapidità di reazione); vederli inquadrarsi in legione, sempre a distanza dallo stadio, senza che lì vicino ci sia un necessario, nutrito gruppo di forze dell’ordine; sapere che poi queste sono state aggredite dal gruppo di cui sopra, uscendone con qualche ferito; tutto ciò mi rende decisamente inquieto. Mi diranno che no, mi sbaglio; che c’erano mille poliziotti mimetizzati, in borghese, nascosti: io non li ho visti, e me ne scuso fosse così. Resta la sensazione, terribile, di essere vulnerabile, anche semplicemente uscendo da casa per recarmi ad una partita di calcio. Non è così? Meglio. Si vede che sono un pessimista.
Sono un rompiscatole: solo perché non mi piacciono i petardi.

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