Nessuno tocchi Ous. Nessuno tocchi la nostra passione

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Scrivo da un villaggio di mille abitanti a un’ora da Bordeaux; Lamothe-Landerron, si chiama, un posto che a confronto Secaucus pare New York. Bucolique, certo, ma pur sempre nel mezzo del nulla.

Scrivo perché internet arriva dovunque, così come alcuni cari colleghi. Scrivo perché Davide sa già come la penso. Almeno dalle sette di stamane, quando ho saputo e gliel’ho comunicato.

Scrivo senza conoscere l’altra persona coinvolta, né francamente ci tengo. Dovrei usare la cautela tanto invocata nei corsi di aggiornamento: “mi raccomando il condizionale, attenzione alle conclusioni facili, cave canem” e cose del genere: ma so che questa persona si sarebbe pentita. Tardi.

Parte del mio DNA è levantino, mediterraneo, terrone; parte di quel che sono urla in silenzio perché capisco tutto, accetto tutto ma giocare sulla pelle di un ragazzo, minacciando magari ritorsioni mediante terzi, sarebbe abominevole se provato. E Davide è vulcanico, iperattivo, appassionato ma non certo un mitomane.

E allora se questo fosse vero, e dentro di me sento che è così, qualcuno si dovrebbe vergognare. E, se possibile in una Repubblica dal grande cuore e dalla giustizia a targhe alterne, pagare. Pagare.

“DiEmme” ha le spalle larghe, anche moralmente e spiritualmente; gli sono vicinissimo perché, credetemi, so cosa significhi e so come ci si possa sentire: durante, soprattutto dopo. Davide ce la farà, sabato c’è Verona e lui già avrà la testa all’AGSM Forum. Del resto, adesso tocca agli inquirenti.

Penso piuttosto ad un ragazzo, dalla pelle più scura della mia e ci vuole poco; alto alto, bravo bravo, che sta imparando a giocare da Dio alla pallacanestro.

Penso ad un ragazzone nemmeno maggiorenne, uno che ti passa davanti mentre intervisti KayDee e ad occhi bassi dice “buonasera”; uno che quattro anni fa viveva con sei fratelli a Rufisque, città di duecentomila abitanti che fronteggia il plateau Dakar sul golfo senegalese ad ovest della nazione, metà strada fra la capitale e Thiés, polo industriale dove nacque un medianaccio che Ous, piano piano, sta scalzando dalle prime posizioni nei motori di ricerca. Che lasciò la famiglia per inseguire un sogno. Il suo, non quello di qualche dirigente.

E lo abbraccio, Ousmane; come un padre, potrei esserglielo; perché sappia che per un individuo come quello, cui parrebbe interessare più l’agonismo della persona, ce ne sono tante che gli vogliono bene: Alessandro, il boss, che lo ha voluto fortemente; Davide, ovviamente, e Lino col suo staff; gli vuole bene la squadra, gli vuole bene il Fonta che durante il ritiro gemonese lo rimproverava col sorriso sulle labbra perché indossava calze di spugna sotto le ciabatte, “più che Durant mi sembri un crucco in vacanza”. E tutti noi che ci esaltiamo, ad iniziare da Giangi Teo Nicola e tutto il Settore D che anche domenica inneggiava al suo nome, ritmando l’urlo con le braccia alternate in aria: il gesto che Ous ha ripetuto dopo la sua seconda tripla. E con la curva un palazzetto intero, ancora una volta gremito e traboccante entusiasmo.

Allora, caro Ousmane, pensa a crescere: hai l’età che tanti di noi ti invidiano, mezzi che pochi vantano, una squadra che gioca con te ed un pubblico che ti adora: non badare al resto. Non badare a nulla, solo a lavorare ascoltando i consigli dei compagni e di Lino, dello staff e della dirigenza; pensa al lavoro, ed alla passione che metti in campo e che dagli spalti si percepisce. Forte e chiara.

Pensa a segnare. Un giocatore di basket, uno grande, forse il più grande dopo MJ un giorno si sentì dire da un giornalista saccente che tirava male dal gomito sinistro dell’area. Per un mese di fila , tre ore prima del training con la squadra e tre ore dopo, si fermò tutto solo a scagliare palle da quella posizione. Solo da quella posizione.

Lui è Kobe; tu sei Ous. Non imitare nessuno, ma ascolta i consigli di chi tiene a te mentre continui a giocare come sai. Migliorandoti.

Tutto il resto è nulla. Nullità. Ad iniziare da chi, anche da adulto, si divertirebbe a giocare ad Al Capone minacciando con pistole giocattolo. La vita è un’altra cosa: noi, ad iniziare da Davide, anche.

Nessuno tocchi Ous. Nessuno tocchi la nostra passione.

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