YOUTH – LA GIOVINEZZA

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Presentato al festival di Cannes di quest’anno, “Youth – La giovinezza” è il secondo film girato da Paolo Sorrentino interamente in lingua inglese dopo “This must be the place” con Sean Penn. Anche in questo caso il regista sceglie attori di fama internazionale, fra cui spicca Michael Caine nel ruolo del protagonista, ancora immenso con i suoi 82 anni. Nel cast ci sono anche Rachel Weisz, Harvey Keitel, Paul Dano e Jane Fonda, che appare per pochi minuti ma riesce comunque a lasciare il segno.

Fred e Mick sono amici da sempre, la loro è una di quelle amicizie in cui ci si dicono solo le cose belle e si lasciano fuori i problemi. Entrambi anziani e artisti di successo, si ritrovano a soggiornare in un lussuoso hotel sulle alpi svizzere. Mick è alle prese con la sceneggiatura di quello che ritiene il suo film testamento, aiutato da un gruppo di giovani registi ancora inconsapevoli della vita. Al contrario Fred ha abbandonato la sua carriera da direttore d’orchestra e non ha più intenzione di riprenderla, nemmeno se a chiederglielo è la regina d’Inghilterra. Fred è apatico, non crede più in niente e pensa che le emozioni siano sopravvalutate. Mick invece ha voglia di fare, di creare. Altri personaggi, come il giovane attore Jimmy e la figlia di Fred, fanno da contorno a queste due grandi personalità, offrendo spunti di riflessione e punti di scontro.

Inquadrature ricercate, musiche quasi surreali, dialoghi semplici e perfetti. “Youth” non è affatto un film convenzionale, non lascia mai allo spettatore la libertà di fare congetture. Fin dall’inizio è limpido e razionale, niente è fuori posto e ogni scena è curata nel minimo dettaglio. Tecniche di ripresa già usate ne “La grande bellezza” vengono qui sviluppate, dando vita a una connessione unica fra immagini, musica e parole. Ciò che viene detto dai personaggi viene continuamente esaltato dalla forma, tanto che a volte si perde il senso di tutta la storia. Forse c’è del manierismo nel modo di raccontare del regista, forse può risultare esagerato nel suo tentativo di enfatizzare ogni cosa. Ma non è arte fine a se stessa, non è esercizio di stile. In “Youth” sono le emozioni a prevalere e a sovrastare qualsiasi struttura, sono le emozioni a vincere. Sorrentino crea un’atmosfera sospesa e impalpabile, al limite fra realtà e visione, portando lo spettatore a muoversi lungo una linea sottile, costretto in un’emozione inspiegabile. Non c’è modo di spiegare questa sensazione a parole, e forse proprio per questo vale la pena vedere questo film. Perché come dice Mick a Fred in uno dei dialoghi più significativi e toccanti: “Le emozioni sono tutto quello che abbiamo”.

 

ALLE 21.10 SU CANALE 5

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